ATTENZIONE: questo è un post accazzo la cui ispirazione è nata su Facebook grazie a una domanda di Alessandro Girola: «Chi ha ucciso la mamma di Bambi?», che ha generato un cazzeggio alienante che non vi dico. Se quello che scrivo vi sembra non abbia senso, avete indovinato. O forse no.
Bambi (1942). C’era una volta un cerbiatto che aveva un nome da cheerleader. Suo padre non lo cagava neanche col Guttalax, sua madre morì e lui si mise a frequentare conigli e puzzole, poi riuscì a impietosire una cerbiatta abbastanza oca da dargliela, e quando suo padre andò in pensione rilevò la foresta. – FINE
Ho visto Bambi quando ero già grande, e quando dico grande intendo che mi facevo la barba. Non ho mai pianto per la madre impallinata, non ho mai provato particolari sentimenti per questo film e per anni – visto che da bambino non me lo facevano vedere – ho pensato che quel cerbiatto fosse una femmina. La cosa buffa è che da piccolo vidi La Collina dei Conigli, dove c’è sangue e morte, però tutto quello che mi portai a casa fu il desiderio di un coniglietto. Non credo di essere stato un bambino deviato, piuttosto siamo noi adulti a dimenticare quello che ci toccava davvero da piccoli, e così diventiamo paranoici. A distanza di anni ho rivisto La Collina e ho letto anche il libro, adorandoli entrambi. Invece, tutto quello che mi ha lasciato Bambi l’avete letto nel riassunto qui sopra.
Anche in Bambi c’è un coniglio, quel lagomorfo eccitato di Tamburino. I conigli di Watership Down gli farebbero un culo a presepe. Quello che mi piace della Collina è che ha una sua mitologia interna, che i conigli sono prede – d’accordo – ma proprio per questo devono impegnarsi per essere più cazzuti dei predatori. Bambi scappa dai cacciatori, dal fuoco e dai cani, ma il livello di identificazione che ho avuto con lui è pari all’empatia che provo per la saponetta sul lavabo.
Probabilmente il tempo in cui l’avrei dovuto vedere era passato, un po’ come chi legge oggi Il Piccolo Principe e si fa due palle a manubrio. Per carità, li capisco. A me piacque – e sicuramente mi ha lasciato qualcosa più di Bambi – ma non è mai stato un pezzo forte della mia formazione. Ci sono libri e film che hanno una data di scadenza o un periodo indicato per la consumazione, perché alla fine si cresce e si cambiano gusti. Io per dire ho avuto un periodo di overdose da vampiro con la Rice, e adesso faccio una fatica infame a prenderli sul serio. Se poi Dario Argento ci mette del suo come ha fatto quest’anno, capite bene che con questo accanimento potrei non riprendermi mai più.
Alla fine, il libro che mi ha segnato di più l’ho letto da adolescente, ed è Il Mondo in un Tappeto di Clive Barker. Rileggendolo a distanza di anni mi sono reso conto di quanto abbia formato e influenzato la mia immaginazione, i miei gusti, e in qualche misura il modo di vedere il mondo. Ci sono molti altri libri e film che potrei mettere in cima alla classifica, ma dovendone scegliere uno o due che mi facciano da Manifesto, la Collina e il Tappeto si guadagnano la vetta. In più, questi libri si ramificano in altri, la Collina richiama alla memoria il Bianconiglio e il Leprotto Marzolino. Il primo, tutto ansioso e obbediente, e l’altro matto come – beh – un Cappellaio. Il Tappeto si lega alla Guida Galattica, conflagrando in quest’idea di viaggiare attraverso mondi fantastici – quelli dell’immaginazione – con un senso di leggerezza e umorismo, che poi è il mio modo di essere, vive e affrontare qualunque cosa, specie quelle più serie.
Siamo i libri che leggiamo e i film che guardiamo, non c’è niente da fare. Tutto questo crea una mitologia personale, delle chiavi interpretative e degli idoli, così come degli eroi e delle divinità laiche della creatività che possono farsi muse col tempo, e portarci a scrivere storie a nostra volta. Allo stesso tempo ci sono anche gli dei che uccidiamo o ai quali ci ribelliamo, personaggi che odiamo e persino che amiamo odiare, che distruggiamo e ricostruiamo in una nuova forma, perché si cresce e i gusti cambiano; perché il cinema e la lettura sono come il cibo, e magari qualche gusto lo perdiamo mentre altri ne acquisiamo, così come ci sono cose che ameremo e odieremo per sempre. Il bello però resta sempre la varietà a nostra disposizione, e il fatto che si può cambiare idea a ogni pagina e a ogni fotogramma.


Grazie della dedica!
RispondiEliminaA parte i deliri spassosissimi su quel frignone di Bambi e sui suoi genitori vivi, morti e non-morti, direi che condivido a mille questa tua affermazione: "Siamo i libri che leggiamo e i film che guardiamo."
Lo penso da sempre e so che è così anche quando si tratta di film o di libri che altri possono trovare cazzeggioni o leggeri.
Molti mi criticano proprio perché da sempre scelgo tematiche che lasciano la fantasia a briglia sciolta. E' che di realtà ne sorbisco abbastanza durante le cose quotidiane, quindi da sempre mi rifugio in quei mondi fantastici che mi permettono di immaginare qualcosa di estremamente diverso da ciò che conosco.
Cibo per la mente. Mitopeica personale e personalizzata ;)
Di nulla, merito tuo che mi hai ispirato!
EliminaCondivido tutto. In più trovo che l’additare la narrativa fantastica come un genere di serie B sia una stupidaggine snob da gente che non ne ha mai letto una riga, o che ci ha provato non capendone una beata e lucente mazza perché ha l’apertura mentale di un ano di criceto. Se hanno perso la capacità di usare l’immaginazione allora qualunque libro metterà in luce il loro handicap, perché quando hai a che fare con la parola scritta un buon esercizio della fantasia è fondamentale nel crearsi un’immagine mentale che l’accompagni. Se poi vogliono negarsi tutto questo, fatti loro, ma che almeno ci risparmino lo gne gne gne della loro perenne insoddisfazione.
Sono d'accordo con ogni singola parola, anche sul delirio riservato a Bambi.
RispondiEliminaQuel cartone animato non l'ho mai capito, pur avendolo visto almeno un paio di volte, e ogni volta mi ritrovo a chiedermi "perché?"
Sul fatto che i libri, i fumetti o film che guardiamo ci segnino è innegabile. Quando a nove anni lessi Shining non sapevo ancora quanto avrebbe veicolato le mie passioni o i miei interessi, ma ora, col senno di poi, capisco quanto importante siano state le letture di quel tempo.
A proposito, Il mondo in un tappeto è un gran libro, che ho riletto molto volentieri da poco e ho trovato forse più bello di quando lo lessi anni fa! :D
Anch’io Barker l’ho riletto quest’anno ed è stato bellissimo tornarci, così come lo scoprire quante cose ricordavo o mi hanno influenzato senza che ne ricordassi la provenienza. Riflettendoci un po’ abbiamo tutti almeno uno o due libri, film o fumetti – non li ho citati, ma anche loro hanno una bella importanza – che ci hanno influenzato profondamente, magari contribuendo al formarsi delle nostre mitologie personali. Alludo a quei personaggi, luoghi o creature che ci accompagnano nella memoria, che veneriamo in qualche misura e che possiamo ritrovare in ciò che di nuovo leggiamo o vediamo, guidandoci anche nella scelta. È un discorso che mi affascina.
Elimina"Siamo i libri che leggiamo e i film che guardiamo, non c’è niente da fare."
RispondiEliminaPerò siamo anche dotati di intelletto... a me, per esempio, piace sperimentare e curiosare tra tematiche che istintivamente non farebbero parte dei miei gusti personali.
Per fare un esempio... l'horror. Se non avessi letto alcuni racconti di Alex, parecchio tempo fa, e solo per pure curiosità, non avrei mai scritto "Il Desiderio di Mordere" e tutti gli ebook che sono seguiti.
Insomma... sono ciò che leggo, ma posso anche ampliare lo spettro di ciò che leggo e... evolvere!
Lo penso anch’io, e ritengo che comunque la lettura possa stimolare nuove letture anche di genere diverso. Per esempio si può incontrare un argomento nuovo e interessante grazie a un libro o a un autore, grazie a Jennings e al suo L’Azteco mi sono appassionato alle culture mesoamericane. La mente si allarga e la curiosità aumenta, ormai non ho più generi preferiti sui quali concentrarmi – anche se ci sono alcuni argomenti che su di me hanno un’ascendente più forte di altri – ma guardo solo alla storia che mi si vuole raccontare, se la trovo interessante e curiosa o quale contesto e ambientazione mi presenta per la prima volta. Chi vuole essere rassicurato sempre dalle stesse cose finisce per annoiarsi o col leggere cavolate che hanno un ché di metadone guasto, un po’ come capita ultimamente col genere vampiresco che ha sfornato robaccia a non finire. Meglio voltare pagina e provare cose nuove piuttosto che mettersi a leccare un piatto che è ormai vuoto fino a farsi sanguinare la lingua.
EliminaBambi lo vidi al cinema da bambina. Posso dire che la scena della morte della mamma non mi strappo' neppure una lacrima, senza che qualcuno pensi che sono sociopatica?
RispondiEliminaLa collina dei conigli non l'ho visto, ma ho letto il libro e grande grandissimo Parruccone :)
Sai che all’inizio volevo intitolare il post Bambi Vs. Parruccone? Poi ha preso una virata diversa e l’ho cambiato. Parruccone è uno tosto, e nel fare il culo a Tippete sarebbe il primo della fila! Il film è molto fedele al libro, e poi non è americano ma inglese, quindi non c’è edulcorazione della violenza (mi pare fu anche vietato ai minori qua e là). Quanto a Bambi, secondo me non siamo sociopatici, è solo che abbiamo bisogno di leve diverse per essere coinvolti. Io per dire mi commuovo per certe cose come chiunque altro, ma non per certe disneyate.
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