Di fronte alle sofferenze del suo amato, Bella implora Aro di fermare Jane, e alla fine, malgrado Edward continui a fare il gallo dicendo che sta bene – sputando organi defunti da tempo, ma che tutto sommato stavano bene dove stavano – accetta di sottoporsi alla prova. Jane ci resta malissimo perché Bella è immune anche al suo potere. Merda! Va beh, me l’aspettavo ma è sempre una delusione. Aro a questo punto ha un’idea brillante: chissà quali poteri potrebbe sviluppare Bella se diventasse una di loro, pertanto ordina che venga trasformata. A Bella sembra di aver vinto la tombolata parrocchiale, ma Edward prugna che lui non le darà mai l’orribile vita del vampiro, così tragica, così maledetta, così glitterata! Aro dice: «‘Sti cazzi». Troverà qualcun altro, o lo farà lui stesso. Anche se Edward crede di avercelo solo lui, di vampiri è pieno il mondo, per non parlare di quella stanza. Alice fa un passo avanti dal dimenticatoio – sì insomma, dove la Meyer mette tutti i personaggi mentre non li usa, cioè lungo la tappezzeria – e dice ad Aro di leggerle il pensiero per vedere il futuro. Lui si fa quattro passi tra le profezie di Alice, poi se la ride e li lascia andare, con la promessa che prima o poi trasformeranno Bella, o lui manderà Jane o qualcuno di peggio a fargli un paiolo da cucinarci un alce intero. Uscendo, il terzetto di minorati incontra una comitiva di turisti che sta entrando, guidati da una certa Heidi, che non è una bimba cicciottella dalle rosee gote ma un pezzo di modella bionda alta come un cestista e vestita come Daisy di Hazzard. Dopo una serie di rumori raccapriccianti – tipo urla e succhiotti – che fanno venire i brividi a Bella, se ne vanno. Probabilmente vale come trailer per i prossimi libri, visto che non succede un’accipotta di nulla e Heidi scompare com’è apparsa, nel nulla. Rubano un’altra auto per raggiungere l’aeroporto di Firenze, dove arrivano senza problemi, anche se Bella casca dal sonno ma non vuole mollare Edward finché ce l’ha, così anche in trance e sonnambulismo se lo sbaciucchia finché non arrivano in America. Non vuole perdersi neanche un secondo col suo amore pomicione, visto che è convinta che all’arrivo verrà scaricata di nuovo nel bidone dell’umido, se le va bene.
Arrivano a Seattle quando Bella ha perfezionato la presa del koala in amore attorno al braccio di Edward, che anche se è morto come il talento della Meyer, avverte comunque un formicolio. Dopo diverse ore di volo e tutte quelle cazzate vampiresche da cui è uscita solo in virtù dei favori dell’autrice e poco altro, Bella ha il sonno leggero di un paziente del reparto rianimazione in prognosi riservata. In aeroporto vengono accolti dai Cullen al gran completo, che per fortuna non si sono messi spalle al muro, se no la gente li scambiava per un cartellone di D&G o Calvin Klein, e la nostra sonnambula riceve i ringraziamenti di tutti per aver salvato quel testicolo parlante di Edward. Anche Rosalie, che gode Bella come i pesci amano le secche, le fa tanto di sguardo timido e riconoscente, dopodiché attacca a parlarle in modo amichevole. Edward invece, che è simpatico come un peperoncino nel naso per fermare l’epistassi, fa lo sgruso e mette su il broncio con la sorella che si sente ancora in colpa. Va beh, è colpa sua se tu sei un imbecille che parte a balla per l’Italia a farsi ammazzare in modo coreografico senza controllare se la morosa è viva o morta? Evidentemente sì, o comunque Edward non è capace di fare un ragionamento logico che lo coinvolge in prima persona, essendo tanto concentrato su se stesso che ogni altro dettaglio va a farsi friggere come un misto di paranza. Se pensiamo che le ragazzine impazziscono per lui, c’è da domandarsi se l’evoluzione non abbia scartato bruscamente a destra perdendo il controllo del veicolo. Parlando di automezzi, sono tutti montati in auto per raggiungere casa. Intanto, dalla via che c’è, Bella racconta a Edward della sua voce che sentiva nella testa.
Continua…
Arrivano a Seattle quando Bella ha perfezionato la presa del koala in amore attorno al braccio di Edward, che anche se è morto come il talento della Meyer, avverte comunque un formicolio. Dopo diverse ore di volo e tutte quelle cazzate vampiresche da cui è uscita solo in virtù dei favori dell’autrice e poco altro, Bella ha il sonno leggero di un paziente del reparto rianimazione in prognosi riservata. In aeroporto vengono accolti dai Cullen al gran completo, che per fortuna non si sono messi spalle al muro, se no la gente li scambiava per un cartellone di D&G o Calvin Klein, e la nostra sonnambula riceve i ringraziamenti di tutti per aver salvato quel testicolo parlante di Edward. Anche Rosalie, che gode Bella come i pesci amano le secche, le fa tanto di sguardo timido e riconoscente, dopodiché attacca a parlarle in modo amichevole. Edward invece, che è simpatico come un peperoncino nel naso per fermare l’epistassi, fa lo sgruso e mette su il broncio con la sorella che si sente ancora in colpa. Va beh, è colpa sua se tu sei un imbecille che parte a balla per l’Italia a farsi ammazzare in modo coreografico senza controllare se la morosa è viva o morta? Evidentemente sì, o comunque Edward non è capace di fare un ragionamento logico che lo coinvolge in prima persona, essendo tanto concentrato su se stesso che ogni altro dettaglio va a farsi friggere come un misto di paranza. Se pensiamo che le ragazzine impazziscono per lui, c’è da domandarsi se l’evoluzione non abbia scartato bruscamente a destra perdendo il controllo del veicolo. Parlando di automezzi, sono tutti montati in auto per raggiungere casa. Intanto, dalla via che c’è, Bella racconta a Edward della sua voce che sentiva nella testa.
[…] «Be’, il fatto è… ecco, ho scoperto che… ogni volta che facevo qualcosa di pericoloso o stupido… ti ricordavo più chiaramente», confessai, come una pazza da legare. «Ricordavo il suono della tua voce quando ti arrabbi. La sentivo come se fossi al mio fianco. Di norma cercavo di non pensare a te, ma in quelle occasioni speciali non sentivo il dolore: era come se fossi tornato a proteggermi. Perché non volevi che mi facessi male. Ecco, forse riuscivo a sentirti con chiarezza perche, in fondo, sapevo che non avevi mai smesso di amarmi…».Con tutta la buona volontà, vi pare possibile? Stava prendendo la direzione giusta con quel passaggio sulle illusioni che uno si fa, ma poi lei ne butta via una per farsene un’altra peggiore. Evviva! Io mi farei ricamare il nome sulla camicia di forza, e poi ne prenderei altre sei contrassegnate coi giorni della settimana. Va beh, alla fine quel viscido di Edward si prende il merito, come se quello fosse davvero lui che la contattava telepaticamente quand’era in pericolo. Certo, il fatto che sia caduto dalle nuvole alla notizia e che sia stato detto più volte che Bella è immune ai poteri dei vampiri, non conta nulla. No, allegri e fioroni si beano della loro idiozia e celebrano quell’amore di zucchero candito che fa cariare anche il cervello. Intanto quel falso di Edward le lascia credere di esserle stato telepaticamente vicino, mentre la realtà è che lei è una povera illusa e lui un coglione col botto.
Di nuovo, le mie frasi mi portavano una strana consapevolezza. Sentivo che erano quelle giuste. Una parte nascosta di me riconosceva la verità.
La sua voce sembrava strozzata. «Tu… hai… rischiato la vita… per sentire…».
«Sssh», lo interruppi. «Aspetta un secondo. Sto per avere una rivelazione».
Ripensai alla serata della prima allucinazione, a Port Angeles. All’epoca, le possibilità mi sembravano due: la pazzia, o la necessità di appagare un desiderio. Non c’era una terza opzione.
Eppure…
Eppure, può accadere di credere profondamente a qualcosa senza accorgersi di avere torto marcio? Di essere talmente ostinati e convinti della propria ragione da essere ciechi di fronte alla verità? In quel caso la verità tace o cerca uno spiraglio?
Terza opzione: Edward mi amava. Il legame che ci univa era più forte della distanza, dell’assenza e del tempo. Poco importava che fosse più speciale, bello, brillante e perfetto di me, ormai anche lui era coinvolto e condizionato in modo irreversibile. Era destinato a essere mio per sempre, come io appartenevo a lui.
Cosa stavo cercando di spiegarmi?
«Ah!».
«Bella?».
«Sì, ecco, ho capito».
«La tua rivelazione?», chiese incerto e nervoso.
«Tu mi ami», dissi meravigliata.[…]
Continua…
il dialogo tratto dal libro che hai postato e'... imbarazzante °__°
RispondiEliminama come fa.. come caspiterencimbolina fa a piacere e a vendere una porcata come questa?!? che tristezza...
E tu pensa a pagine e pagine di questa roba, una dietro l'altra, capitoli e libri. E poi mi chiedi di leggere il resto dell quadrilogia? Dov'è la Convenzione di Ginevra quando ne ho bisogno!?
RispondiEliminaStasera siamo andati al cinema, spettacolo delle 17.30. Noi per Dorian Gray, quella che mi sa era una prima classe di una scuola per segretarie d'azienda invece è andata a vedere il pube di Come-Cazzo-Si-Chiama in New Moon.
RispondiEliminaNon so capacitarmi: saranno state una trentina. Tutte uguali, tutte bercianti, praticamente indistinguibili una dall'altra... e da Bella! Fisicamento non so (mai vista, e manco ci tengo), ma per il comportamento direi di si
Mio dio, le galline sono scappate dal pollaio! Certo che se Bella è il tipo di eroina in cui si identifica parte di questa generazione (per fortuna non tutta, anche se i pochi ma buoni oppongono una strenua quanto inutile resistenza), non sorprende che la media delle fans sia circoscritta alla categoria delle future siorette, che in effetti a loro volta inquadrano bene quella frightened chicken (come si definisce lei) che poi è la Meyer stessa. E qui il serpente, o meglio, la gallina si mangia la coda.
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