mercoledì 28 ottobre 2009

New Moon - BIgnami: 2 di 10

La consueta avvertenza: questo riassunto viene postato in versione ridotta e a puntate per venire incontro alle vostre capacità di sopportazione. Inoltre non mi prendo nessuna responsabilità nel caso decidiate, in seguito alla lettura del Bignami, di seguire la saga della Meyer e/o diventare EMO o Bimbiminkia. E ora, buon divertimento!

NEW MOON 2 di 10

Salta fuori che Bella ha un braccio rotto, qualche costola incrinata e una leggera commozione cerebrale. Ah sì, e un taglietto di pochi millimetri sul polpastrello. Edward dà giù di testa, si sente responsabile (e vorrei vedere) e decide che per l’incolumità di Bella è meglio che si mollino. Poi, siccome è un galantuomo, aspetta un po’ a dirglielo, facendo prima lo scontroso e il musone, così quando si trovano a passeggiare nel bosco le dice che cioè, insomma, addio. E mentre lei è ancora lì con la faccia di Arnold alla, «Che cavolo stai dicendo, Willis?», lui si è già volatilizzato correndo via come il coniglio che è. Sorpresa dall’imprevedibile svolta della trama, la cretina, in stato di shock, vaga fino a perdersi nei boschi che circondano la cittadina e da cui non si discostano quanto a umidità. Praticamente una foresta pluviale fredda. Mezzo paese – perché a Forks, ricordiamolo, non c’è un cazzo da fare – si mobilita per cercare la dispersa. E purtroppo la trova. A scovarla è Sam, un indiano ventenne che poi, insieme a tutta la tribù Quileute va a festeggiare la dipartita dei Cullen. Sì, perché quando Edward molla qualcuno lo fa bene, infatti tutta la famiglia molla Forks e tanti saluti. Bella non la prende benissimo.

Ottobre, novembre, dicembre e gennaio sono tutte pagine bianche, le più belle del libro, perché Bella è in stato catatonico. Mangia, va a scuola, fa i lavori di casa, ma tutto con l’entusiasmo di un cadavere che pattina. Tanto che Charlie, il padre, è un tantino preoccupato, finché a gennaio inoltrato, insieme all’amica Jessica, Bella se ne va al cinema, più che altro per far credere a Charlie che sta meglio. Comunque trova modo di lagnarsi anche del film.
[…] Ma, come il film iniziò, m’innervosii. Un ragazzo e una ragazza camminavano su una spiaggia, mano nella mano, e parlavano del proprio reciproco amore in un tono sdolcinato e falso. Resistetti all’impulso di tapparmi le orecchie e iniziai a canticchiare a bocca chiusa. […]
Converrete con me che è incredibile il modo in cui questo passaggio rifletta i pensieri di chi si trova a leggere la storia di Edward e Bella, ma tant’è, lei non se ne dà pensiero o lascia segno di coglierne la pur evidente similitudine, niente. Fatto sta che la serata al cinema è uno strazio, grazie a Bella che si lamenta, parla, si alza, si risiede, e più in generale è molesta come una zanzara dietro l’orecchio. Non andate mai al cinema con lei! Per di più, all’uscita nota un gruppetto di quelli che le sembrano i suoi vecchi amici stupratori, quelli della gang bang di Twilight, così pensa di andare lì a dirgli un ciao. Jessica si sbraccia in modo coreografico mimando “che cazzo fai?” e “sei tutta scema”, ma Bella prosegue. Avvicinandosi, sente nella testa la voce di Edward che le dice, «Stai a fa ‘na cazzata, fermate!», e tutta emozionata si ferma a coccolarsi nella mente quel mormorio come la malata mentale che è, però vuole ancora scusarsi coi gaglioffi per non essersi fatta violentare nel volume precedente. Edward torna alla carica dicendole quant’è pericoloso, eccetera, ma lei è solo inebriata dalla voce del suo amore. Oltre che dal puntiglio di andare lì a farsi rovinare di botte e quant’altro. Peccato che quando arriva scopre che sono solo un gruppo di ragazzi che chiacchierano davanti al bar. Così, delusa, torna indietro. Jessica è comprensibilmente incazzata, così la riporta a casa ma le tiene un muso che neanche un formichiere. Il giorno dopo, a scuola, tutti sanno che Bella è fuori come un balcone. Avete scordato che Jessica è la Gazzetta di Forks? Lei, no.

Il giorno successivo, al lavoro presso il negozio di articoli sportivi del padre di un suo compagno di classe, sente due escursionisti parlare dell’avvistamento di una bestia grossa come un autoarticolato, ma non fa neanche una piega perché al centro dell’universo c’è lei e solo lei. Punto. Tornando a casa, e pensando sempre a se stessa e alla voce del suo amato che le ha fischiato tra le orecchie come fa di solito il vento quando non trova resistenza, vede due pezzi di ruggine tenuti insieme con le cacche di piccione e una fede incrollabile che in un tempo lontano, prossimo all’avvento dell’Homo erectus, erano state due motociclette. Si ferma colta da un’idea geniale. Nella sua vita mancano emozioni, e soprattutto modi di farsi del male che non contemplino fogli di carta, pieghe nel tappeto o formiche che le facciano lo sgambetto, decide quindi che la prossima volta che deve entrare in ospedale lo farà col botto. Sì, ma quelle moto fanno davvero cagare, e lei non sa neanche tagliarsi le unghie dei piedi senza recidersi l’arteria femorale. Che fare? Un colpo di genio le ricorda che Jacob, il ragazzo quileute conosciuto nel libro precedente, figlio del migliore amico di suo padre e che le aveva raccontato le storie sui succhiasangue, è un meccanico provetto. Ecco, scatta la gatta morta che è in lei. D’altra parte, l’ultima volta che ha fatto, «Miao, miao, purr!» a Jacob, quello ha pure scodinzolato. Ringalluzzita, si dà una pacca sulla spalla e fa la sua offerta per le moto. Il tizio la guarda come fosse appena scesa da un’astronave a forma di cacca, poi le dice che basta si porti via quella merda, tanto sta solo ostruendo il vialetto. Bella accetta con entusiasmo, si fa aiutare dal tizio a caricare le merde sul pick-up e parte. Gongola tutta, la piccina. Il pensiero di Charlie, che all’idea di vedere quell’impiastro della figlia su una cacca a motore, magari a rotta di collo per la strada, mentre si strappa i femori e li usa per menarla, convince però Bella che il piano necessita di una modifica. Quindi porta tutto da Jacob, dove conosce Quil e Embry, i suoi migliori amici che però filano via quando Jacob fa capire loro che vuole un po’ di privacy. Quil, che ha gli ormoni di un cinghiale nella stagione dell’accoppiamento, fa commenti, ammicca e se ne va. Embry, che è un filo più signore, fa qualche allusione – non può permettersi di più, visto che l’hanno chiamato così in onore del personaggio di una soap-opera – ma taglia la corda assieme al compare. Così i due restano soli, discutono e fanno un patto da malandrini: Jacob ripara e Bella ci mette i soldi. Li scala dal fondo dell’università, tanto di sto passo s’ammazza entro giovedì. Inoltre lui può tenersi una delle due moto in cambio di lezioni di guida all’impedita. A tutti e due sembra una genialata senza precedenti, un piano machiavellico che li rende complici. Jacob si fa pure qualche castello in aria, e Bella, dalla gatta morta che è, nega ma non insiste nel negarsi, così lui pensa che in fondo al tunnel, magari, c’è un po’ di topa anche per lui. È un adolescente, capiamolo. Dal canto suo, Bella si trova bene con Jacob, che è grosso, ma davvero grosso. Se “bello, bello, bello in modo assurdo” era il tormentone di Edward, “grosso, ma grosso, eh” è quello di Jacob. Infatti il giovane ha superato il metro e novanta più o meno a due terzi del libro precedente e Bella insiste che sembra ogni giorno più grosso, ma grosso, eh! Che vi avevo detto? Va beh, fatto sta che a Charlie giunge voce che Bella ha iniziato a frequentare il figlio del suo migliore amico, e non interrogandosi manco per il ciuffo del piffero sul motivo di questo cambiamento improvviso, gongola al pensiero di essersi levato dalle palle quel cagacazzi di Edward. Ma la cretina non l’ha dimenticato e mai potrà, così un giorno, presa da nostalgica malinconia, va a visitare la casa dei Cullen, che, guarda un po’, è abbandonata. Così, da gatta morta qual è, corre da Jacob a farsi consolare. Tanto, che lui abbia un debole per lei, che lo sta solo usando, frega a qualcuno? Pare di no. Le moto, perché Jacob è un meccanico gallo e il tempo a Forks scorre a buffo, sono già pronte! Okay, forse meritate qualche spiegazione: il tempo di Forks si piega alle melense paturnie snocciolate da Bella in ogni pagina, così mentre state leggendo di lei che pensa al suo perduto amore, alla volta in cui hanno visto insieme Giulietta e Romeo, a come si sono immedesimati negli amanti di Verona, di come lei ha visto in Jacob il suo Paride – perché la cretina sa che con Jacob starebbe meglio, visto che non è paturnioso come Edward – malgrado sia un comodo ripiego per un amore impossibile col suo Romeo e bla, bla bla, son già passate settimane se non un mese. E infatti, in tale lasso di tempo, un adolescente medio ha tutto il tempo di mettere a nuovo due merde che non si mettevano in moto da quando Giulio Cesare le usò per passare il Rubicone. Da lì la ruggine storica. Mentre sono lì a provare le moto, vedono la banda di Sam, il ragazzo che salvò Bella quando si era persa nel bosco come Riccioli D’Oro, che si tuffano da una scogliera alta in modo impossibile direttamente nell’acqua gelata del Pacifico. Jacob racconta di avere paura di loro perché il suo amico Embry ne è entrato a far parte, cambiando completamente e tagliando i ponti con lui e Quil. Oltre che i capelli, infatti nella banda di Sam hanno tutti un taglio più o meno militare. Sì, i suoi amichetti li ho nominati poco fa, ma ‘sti cazzi, qui i personaggi li danno un tanto al chilo e sottili, sottili, sottili. Dei loro coetanei nella comunità, dice Jake, restano solo lui e Quil a non essere entrati nella banda. Bella pensa subito che Sam sia cattivo, cattivo, cattivo, ma adesso è ora di salire in moto, quindi fa un rapido reset del cervello e via, è pronta. Ovviamente quasi si ammazza, ma intanto che è lì a catapultarsi nelle braccia del coroner, sente la voce del suo amato Edward che le dice di fermarsi. Un tempismo che tutto il mondo gl’invidia. A questo punto Bella si convince che la voce è collegata al pericolo e all’adrenalina, quindi deve assolutamente fare qualcosa di balordo alla prima occasione, così potrà di nuovo sentire il suo Edward. Sì, ma intanto s’è sderenata e Charlie, che ormai ha una linea diretta col pronto soccorso, che lo avverte quando la figlia si smonta come una bambola, mangia la foglia. Devono inventarsi qualcosa, perché se Charlie facesse tanto di scoprire che quella cretina della figlia ha il pallino di ammazzarsi, magari la chiuderebbe da qualche parte. Una sentina, magari? Dicono a Charlie che Bella è caduta nell’autorimessa di Jacob, e visto che quella cadrebbe anche da seduta, il padre se la beve. Però è meglio mettere le moto da parte per un po’. Che fare nel frattempo? Bella inventa un nuovo passatempo: cercare la radura dove Edward ha sbrilluzzicato per lei la prima volta. Ovviamente, visto che deve usare Jacob come guida, non gli dice il vero motivo, ma solo che una volta c’è capitata per caso. L’idea che Bella si sia inoltrata nella foresta senza beccarsi un ramo in faccia o inciampare in un verme è ridicola, ma Jacob ci crede. I suoi ormoni coprono il brusio di fondo del cervello. Cammina, cammina, scherzano sull’orso gigante di cui si parla in giro, anche se Bella – sempre concentrata su se stessa – non è informata di cose mondane, comunque non trovano nulla.

Continua…

3 commenti:

  1. L'immagine del tizio che si strappa i femori per picchiare la cretina è favolosa, credo che te la ruberò

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  2. fantastiche queste recensioni :-D
    quasi mi spiace che tu abbia deciso di non proseguire la lettura della saga :-P

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  3. okay
    mi sono letto anche codesto scritto di cotanto speldore
    ma se negli altri non vedi di andare a capo un po' più spesso e soprattutto prima che gli occhi mi sputino sul naso le palpebre comincerò a prenderti a calci il blog eh!

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