domenica 23 settembre 2012

Prometheus (2012)


Ieri sera ho visto Prometheus. Secondo me, un film visivamente spettacolare e ben recitato, ma con una sceneggiatura… ve lo devo dire, la sceneggiatura di Prometheus mi ha ricordato Voyager di Giacobbo nella prima parte e un Festival del Dadaismo nelle scelte successive. Ho persino sospettato che Ridley Scott iniziasse a soffrire della Sindrome di Dario Argento, mostro sacro che accieca la vista dei suoi stessi fans incapaci di vederne il declino. Bene, sono felice di dire che sbagliavo, perché la sceneggiatura e tutto quello che non funziona dipendono invece da Damon Lindelof, sceneggiatore proveniente da prodezze televisive dadaiste come la supercazzola di Lost. Perciò posso accusare Scott solamente di aver lesinato scappellotti e buone vecchie badilate sul testone di Lindelof, che ha scritto una boiata dietro l’altra e andrebbe pertanto punito stando in ginocchio sui ceci a guardare la Corazzata Cotionkin col montaggio analogico e cineforum a seguire. 

Il film mi è piaciuto? Non esattamente. Mi ha intrattenuto? Sì. Difficile quindi applicare un giudizio completo, è un film diviso tra arte e mestiere da una parte e sgangherata cialtroneria dall’altra. Per scendere nel dettaglio dobbiamo entrare nel regno dello spoiler, quindi allacciate le cinture o cambiate canale.


Questa volta, niente cineracconto. Non esattamente. elencherò solo le parti che mi hanno lasciato perplesso o che ho apprezzato, perché raccontare qualcosa del genere in una parodia – per quanto ci abbia provato – non può essere esaustivo. 

Iniziamo con l’alieno pallido e nerboruto che pratica un’inspiegabile harakiri bevendo un intruglio che scioglie il suo DNA – e per effetto collaterale, il suo corpo – nelle care fresche e dolci acque di una cascata. Visivamente d’impatto e suggestivo, ma non si capisce perché. «Oh beh, ho tutto un film davanti per scoprirlo», mi sono detto. Beh, era meglio non sapere. Quando viene fuori che questi tizi hanno portato il loro DNA sulla Terra per creare la vita che si è evoluta fino a noi, proprietari di un DNA identico – identico, sì – al loro (anche se non ha senso e va beh), capisco che si configura la boiata. Estetica, ma boiata. Davvero per questa civiltà è necessario sacrificare un individuo per avviare il processo della vita? Cos’è, fanno a sorteggio, e chi estrae la pagliuzza corta ha l’onore di fare il Brodo Primordiale? Sono perplesso.

Successivamente si passa a una coppia di archeologi, Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) che scovano una pittura rupestre vecchia di 35.000 anni in una grotta dell’Isola di Skye, sulla quale viene rappresentata gente che adora un tizio enorme che a sua volta indica una sorta di costellazione, immagine che i due – che devono aver studiato all’Università Zacharia Sitchin di Cologno Monzese – dicono di aver datato e rinvenuto in diverse culture appartenenti a zone geografiche e periodi storici anche belli distanti tra loro, concludendo che si tratti di una mappa con invito (tipo rave party esclusivo, suppongo) dai creatori dell’umanità. Perché creatori? Perché sì, e poi Sitchin dice che gli Anunnaki esistono, quindi zitti e mosca. Ecco, questa è stata l’inizio della fase Giacobbo, durante la quale mi pareva di stare davanti a una puntata speciale di Voyager.

Peter Weyland (Guy Pierce), il solito miliardario morente, decide di varare una costosissima missione alla ricerca di questi “Ingegneri” – come li chiamano i due scopritori – e chiedere lumi sul perché e il percome ci avrebbero creati (e magari se, dalla via che ci sono, hanno un’aspirina dell’eterna giovinezza o una cosa così). Al di là del pretesto pretestuoso, non capisco il senso di scritturare Pierce per truccarlo da Biff Tanner (devo ringraziare Hell per questa perla illuminante), visto che muore come una merda, quindi non lo vedremo giovane e struccato. È stata una trovata di Scott per spiazzarci alla: eh eh eh, voi credevate che… e invece ah ah ah, vi ho fregati? Possibile. Certo, o magari, grazie al potere della supercazzola, riappare nel prossimo film. Posso solo concludere con un grosso BOH!, tutto in maiuscolo e punto esclamativo.

David (Michael Fassbender) è ufficialmente il mio personaggio preferito, non umano quel tanto che basta a renderlo alieno, senza eccessi interpretativi e risparmiandoci la Sindrome di Pinocchio con l’ossessione per diventare un bimbo vero. Un esemplare in perfetto stile Scott, per quanto riguarda la concezione dell’androide nei suoi film. «Più umani dell’umano», come si dice. In più, Weyland afferma di amarlo come un figlio «anche se non ha un’anima», come gli fa amorevolmente e paternamente pesare, e questo contribuisce a suggerire la psicologia di David, alienato in un modo sottile che stentiamo a immaginare. Anche quando infetta Charlie, presumibilmente per studiare gli effetti della sostanza aliena, lo fa tenendosi sull’orlo della malizia. Lo sceglie perché stronzeggia con lui in modo razzista o perché uno vale l’altro? Mi vanno bene entrambe le soluzioni, perché David è ineffabile.

Meredith Vickers (Charlize Theron) è quella che comanda, la figlia segreta di Weyland, interessata alla compagnia e imbarcatasi in questo viaggio perché… ok, questa cosa mi è sfuggita. Nella sua posizione averei mandato qualcuno di fiducia, intanto avrei scalato l’impresa. Il personaggio comunque è algido e perfetto, anche quando incenerisce Charlie in preda agli effetti del liquame. Magnetica. La Theron è una professionista, sa usare la recitazione, la mimica del viso e del corpo come poche. Perfetta è una parola che le sia avvicina più che a tante altre sue colleghe, e nell’interpretare Meredith lo dimostra. Quando il Capitano della nave le chiede se è un robot dà voce a questa suggestione condivisa. Un peccato che il personaggio sia scivolato quasi in secondo piano e che sia andato perso nel finale, sempre che la supercazzola non la resusciti nel prossimo film.

L’apparato visivo di questo film è spettacolare, dalla scenografia ai costumi passando per le creature e tutto ciò che riempie gli occhi è perfetto, ma a tanta bellezza avrebbe giovato una storia in grado di fornire uno spessore narrativo a tutto quanto. Invece è confusa, approssimativa, illogica e ostinata nel voler presentare un mistero che a tratti pare decisamente cretino. Gli Ingegneri portano la vita sulla Terra, lasciano inviti presso civiltà che (almeno alcune di queste) non possono aver comunicato tra loro, luoghi e tempi troppo lontani. Pensiamo ai Maya, più recenti e isolati dagli altri. Questi alieni che facevano, ogni tanto scendevano sulla Terra a farsi una foto coi villici e lasciare volantini e partecipazioni? E poi perché invitarci se poi quando arriviamo vogliono ammazzarci? Suona come un pretesto stupido, un Tallone d’Achille che scricchiola. Lindelof non ha fatto bene i compiti, e si vede.

Il richiamo agli xenomorfi mi ha lasciato perplesso, così come questo ciclo accazzo che passa da due ospiti, prima Elizabeth e poi l’Ingegnere in modo piuttosto WTF che lascia perplessi, tanto più che lo xenomorfo era visibile come bassorilievo nella grotta quasi fosse una divinità o che, perciò… ma lasciamo stare, perché alla fine devo condividere l’opinione di Hell e Mr. Giobblin sul fatto che in realtà questo non sia un prequel ma un reboot, una versione in cui gli xenomorfi appaiono incidentalmente ma poi chissà.

Concludo con una domanda: perché c’è sempre quello che fa il gesto scemo di toccare una cosa aliena, anche se è il biologo di bordo? Negli anni ‘80 era divertente, un pretesto per la scena splatter a seguire, ma adesso è una tragicommedia annunciata. Ok, non mi ha dato troppo fastidio perché ho voluto quasi vederci una citazione di tutti gli altri beoni che nella storia della sci-fi hanno fatto cuccicù a una forma di vita letale, ma pensavo che ci fossimo lasciati alle spalle queste cazzate. Questione che solleva un altro punto, perché Scott, leggendo il copione, non ha detto a Lindelof: sistema questa merda o te la faccio mangiare con contorno di denti cavati? Forse questo è il vero mistero di Prometheus… e dallo studio di Voyager è tutto! Buona serata, dal vostro Roberto Giacobbo.

1 commento:

  1. Grazie! Ho dimenticato di parlare della capsula operatoria settata su pazienti maschi, che ho ok... serviva per far capire che il Grande Vecchio era a bordo, ma possibile che con la loro tecnologia non esista una cippa di switch uomo/donna? Sì, un tot di WTF messi qua e là.

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