sabato 22 settembre 2012

I grandi felini neri nel folklore delle Highlands


Black Cat,
illustrazione di Arthur Rackham  (1829 - 1912).
Il recente post di Alessandro sui felini spettrali, con accenno ai cani neri delle leggende metropolitane e della fantasia popolare, mi ha ispirato una bella ricerca, così mi sono messo sotto a fare i compiti con ciò che ho a disposizione. Il materiale che vi presento è raccolto in A Dictionary of Fairies a cura di Katharine Briggs, di cui ho già parlato in un’altra occasione. Diversamente dal post di Alex, il mio è virato più al folklore del Regno Unito e al rapporto tra queste creature misteriose e le superstizioni legate alla religione cristiana e alle tradizioni pagane che si sono andate a sovrapporre in loco.

Nota. Visto che il materiale rinvenuto sui Cani Neri e creature affini è parecchio, cominciamo coi felini, che hanno una presenza ridotta rispetto alla loro controparte che affronteremo con comodo in un post successivo. 

Quando al giorno d’oggi si parla di grandi felini avvistati in giro per il mondo, siamo portati immediatamente a pensare a pantere e giaguari, spesso dal mantello nero. Tuttavia non è sempre stato così, infatti per un lungo periodo, in Europa, l’unico felino nero noto a tutti era il gatto, animale comunque amato e odiato con alterne fortune nella storia e dalla religione. 

Nel caso degli originali felini neri delle leggende scozzesi, il termine corretto per riferirsi a loro è Cait Sith (Gatto Fatato), così descritti nel testo:
«Gatto fatato dell’Highland. J. G. Campbell, in Superstitions of the Scottish Highlands, lo descrive grande come un Cane Nero (Black Dogs) e con una macchia bianca sul petto, con la schiena arcuata e i peli dritti […] l’autore afferma che molti abitanti dell’Highland credevano che i gatti fossero streghe trasformate e non esseri fatati (Fairies)».
Per completezza di informazioni vi anticipo fin d’ora che un Black Dog è grande quanto un vitello, perciò fate voi le proporzioni.

Il mito però non si conclude qui perché i Cait Sith hanno anche un capo, Big Ears:
«Nome con cui nell’Highland viene chiamato un demone gatto che si diceva apparisse alla fine della magica cerimonia del Taghairm. Nel racconto dell’ultima esecuzione di questo rito – che si trova nel London Litherary Gazette del 1824 – Grandi Orecchie, quando apparve, si poggiò su un masso e il segno dei suoi artigli è ancora visibile».
Per vostra fortuna – un po’ meno per i vostri stomaci, se di costituzione delicata – ho anche la descrizione del Taghairm e qualche notizia al riguardo: 
«È forse la cerimonia magica più orribile che si conosca; consiste nell’arrostire una serie di gatti allo spiedo fino a che, alla fine, appare un gatto gigantesco che acconsente ad esaudire i desideri dei torturatori. Questa pratica orrenda fu eseguita per l’ultima volta agli inizi del XVII secolo ed è stata documentata nel marzo 1824 nel London Literary Gazette. È citata, inoltre, da D. A. Mackenzie in Scottish Folk-Lore and Folk-Life. Gli esecutori della cerimonia furono Allan MacLean e Lauchlan MacLean che continuarono ad arrostire gatti per quattro giorni di seguito senza toccare cibo. Il loro granaio si riempì di demoniaci gatti neri miagolanti ed alla fine apparve il loro capo, Grandi Orecchie (Big Ears), che concesse agli uomini ciò che desideravano».
Quando lessi per la prima volta del rapporto tra Big Ears e il Taghairm mi feci un paio di domande, che ora vi esporrò perché sono un psicopipparolo provetto, e poi questa è casa mia quindi posso, perciò procedo: lo spirito del rituale – mi/vi domando – era quello di ricattare il “demone” con le grida dei suoi simili affinché intervenisse per fermare la strage piegandosi al volere dei torturatori, o era forse visto come una divinità crudele da omaggiare col sacrificio dell’animale da lui rappresentato? 

Non avendo – ieri come oggi – basi sulle quali fondare un’ipotesi solida, non mi resta che seguire l’interpretazione che mi pare più sensata raccogliendo i dati che ho: se i Cait Sith erano visti come incarnazioni di streghe, e quindi odiati e temuti, sarebbe lecito supporre che il rituale svolto da chi per primo ne conosceva la leggenda e quindi ne avesse avuto timore, venisse svolto come una sorta di esorcismo macabro o rituale violento allo scopo di piegarli al proprio volere. Per altro, il medesimo concetto alla base delle evocazioni dei demoni descritte nei Grimori (che scimmiottano a loro volta Salomone e l’anello che piega i demoni al suo volere). 

Certo, potrei sbagliare. Per quanto ne so, i MacLean potrebbero essere stati, nelle loro menti, i devoti servitori di una divinità crudele, la versione highlander di una coppia di entusiasti satanisti. Questo tuttavia non è il punto, che anzi rischia di mandarci fuori strada.

Quel che conta è che alle spalle delle pantere fantasma che spuntano qua e là esistono miti, leggende, mitologie e suggestioni pregresse, storie magari dimenticate ma che in qualche modo riescono a tramandarsi in una forma nuova eppure – in qualche modo – fedele all’originale. Dopo tutto, questi felini considerati incarnazioni di streghe – e quindi con un occhio superstizioso di matrice cristiana – conservano nel nome gaelico l’attributo fatato che fa l’occhiolino al precedente substrato pagano. A questo punto la mia domanda è: sarebbe quindi legittimo supporre che la figura si sia una volta di più adattata e modificata in omaggio ai tempi fino ad oggi? Io credo di sì, perché – come ho già accennato – oggi non si parla più di fate o streghe che mutano in gatti giganteschi, ma di pantere che spuntano qua e là, argomento più in sintonia col tempo che viviamo e le ipotesi che vanno dalla fuga da un allevamento privato alla più debole – a mio parere – teoria cripto-zoologica sulla specie autoctona non ancora identificata, così quello che resta è il felino nero, la paura nell’ombra e il fascino superstizioso che ereditiamo dal passato. 

Non so voi, ma io trovo affascinante questa passeggiata a ritroso di una leggenda metropolitana contemporanea fino a scovarne – forse – le origini, o almeno provandoci. In fondo, quando un fatto di cronaca come la fuga di una pantera si sposa felicemente con una leggenda preesistente, l’immaginazione non deve fare altro che collegare gli spunti e far risorgere il mito. 

9 commenti:

  1. Il Taghairm è particolarmente impressionate O_O
    A parte questo, ottimo articolo! E' possibile/probabile che i moderni avvistamenti di grandi felini siano figli dei gatti neri di stregonesca memoria.
    La cosa che più mi colpisce è che nelle zone rurali c'è ancora a chi crede a certe cose (e credo che un certo timore per i licantropi sia figlio sempre di questo folklore).

    Tra parentesi so che in alcune zone delle isole britanniche ci sono anche avvistamenti di cavalli neri spettrali. Ora mi hai fatto venir voglia di indagare :)

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  2. Grazie! Sì, la prima volta il Taghairm vece una grossa impressione anche a me; più che un rituale sembra una mattanza, e il fatto che venisse svolto per superstizione lo rende anche più folle. Credo che certe leggende siano immortali perché si appoggiano su una simbologia che è sempre lì, anche se si adatta e cambia in apparenza col tempo. Il gatto nero con gli occhi che brillano al buio oveva far scattare allora ancor più di oggi una scintilla di suggestione difficile da misurare, da lì vederlo più grande di quanto non fosse e ingiganmtire la storia man mano che veniva tramandata deve essere stato un attimo. Poi ogni gruppo portava le sue storie al riguardo, i pagani coi loro dei e i cristiani con le accuse di stregoneria.

    I Cavalli Neri spesso sono la forma con la quale si presentano in superficie i Cavalli d’Acqua (da cui sono poi derivati il mostro di Loch Ness eccetera) come l’Each Uisge, il Cabyl Ushtey e il Kelpie (che a volte prendono anche altre forme, come quella di uomo), oppure si tratta di Phooka, esseri fatati in grado di mutarsi in cavalli, cani o aquile. In genere un Cavallo Nero è comunque pericoloso, se lo monti non riesci più a scendere, e ti trascina in una corsa che di solito finisce in acqua dove muori affogato.

    In Scozia, soprattutto, le creature fatate erano simpatiche come serial killer. XD

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  3. Ottimo articolo e mi aggiungo ad Alex nel considerare impressionante il Taghairm,per me che adoro i gatti sarebbe un suplizio.

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    1. Anch'io sono catofilo, e assistere a un rituale del genere sarebbe straziante. Probabilmente è anche per questo che ho ipotizzato il carattere del rituale come se avesse uno scopo volutamente violento, fatto apposta per costringere i Cait Sith a piegarsi al volere del carnefice. Certo che in giro c'è dell'immaginazione davvero tosta e malata, chissà poi su quali basi più antiche si è originata questa cerimonia.

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  4. Pezzo interessantissimo per un vecchio appassionato di "criptozoologia"! Non è facile districarsi dove l'attualità si inserisce in un panorama culturale e religioso complesso come quello britannico.
    Anni fa lessi un articolo riguardo ai Felini Inglesi che riportava una verosimile teoria di ibridazione tra gatti domestici ed esemplari alloctoni arrivati dai territori indiani dell'impero: una moda, quella di avere animali esotici in casa, pare assai diffusa tra i nobili nel xix secolo.

    Per quanto riguarda i cavalli d'acqua, quest'anno ho avuto la possibilità di osservare attentamente gruppi di foche grigie lungo le coste scozzesi e devo dire che il profilo della testa e il modo di avanzare nell'acqua sono veramente "serpentiformi"; io sono sempre stato convinto che dietro ad esperienze come Loch ness o i tanti analoghi canadesi e scandinavi ci fossero dei pinnipedi...e devo dire che dopo averli visti dal vero ne sono ancora più convinto.
    Grazie x il tuo articolo!

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    1. Sì, l'idea delle foche (che hanno già un loro ruolo nel folklore come Roans) potrebbe spiegare gli avvistamenti di creature acquatiche, specie dalle loro parti con la nebbia e tutto quanto. Sulle teorie riguardo a ibridazioni tra gatti e felini importati non sapevo nulla, ma visto che oggi esistono razze domestiche come il Savannah e il Serengeti (ibridi con felini africani, nel primo caso si tratta addirittura di un serval o "gattopardo"), non è da escludere a priori, anche se difficilmente si ottengono esemplari neri e il pool genetico virerebbe su ciò che è più a disposizione, ossia gatti comuni che farebbero quindi diminuire la taglia delle generazioni successive. Comunque è tutto molto interessante, sono felice che ti sia piaciuto il post e grazie per il commento. :)

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  5. Intressante, mi hai stuzzicato la curiosità.

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  6. Non avevo letto l'articolo a suo tempo. L'ho rintracciato durante una ricerca sul Taghairm per l'aggiornamento della bibliografia di un mio libro dell'anno scorso. "La Felina Commedia di Mozòt" . Per gli amanti dei gatti regalo questa consolatoria notizia. i Gatti martiri del Taghairm vivono adesso in un fantastico Paradiso Felino, fra fresche cascatelle e prati fioriti. Capitolo XXVIII del libro (eBook su Amazon in italiano e in Inglese)
    M. Ivana Trevisani Bach

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