Il fatto è questo, m’è presa la fissa per Tabù, una serie di documentari di National Geographic su tutte quelle abitudini e usanze bizzarre di vari popoli che per gli americani – visto che il punto di vista è molto USA-centrico, essendo prodotto da loro – vanno dall’imbarazzante al riprovevole o giù di lì.
Ieri sera parlavano di modificazioni corporee, prove di coraggio mediante frustate, body art e tatuaggi. La puntata si è conclusa con un’intervista a un’ex yakuza che è vivo solo perché si è dato alla religione, è diventato sacerdote di una di quelle chiese lì che pullulano negli Stati Uniti, battista o evangelica, non ricordo. Però in Giappone, pensa che coolo.
Durante l’intervista ha detto di non aver mai ucciso nessuno. Feriti sì, anche mandati in ospedale, ma non uccisi. Devo credergli? Facciamo che sì, tanto per quieto vivere. Certo, al tipo mancavano anche i due mignoli che si è dovuto mutilare da solo per aver offeso un pezzo grosso. Il primo mignolo l’ha perso perché al capo non è piaciuto il tono col quale ha risposto al telefono. Va bene, ma se avesse appena messo giù al terzo scocciatore che voleva vendergli un abbonamento alla Rivista del Ciabattino, una serie completa di pantofole sinistre o un vino di acciughe? Magari lo trovi un po’ alterato, poveretto. No, che non ti venga in mente di farti prendere i cinque minuti al telefono se sei uno yakuza, che il Capo s’offende e devi fare extreme-manicure con le tue falangi. Purtroppo non ha raccontato come ha perso il secondo, ma forse ha chiesto alla moglie del Boss di quanti mesi fosse in cinta e lei non l’ha presa sportivamente.
Oltre a questo tizio hanno intervistato anche un capo yakuza in carica. Non so perché avesse accettato, forse non c’era nessuno sopra di lui che potesse accorciargli le dita. Ha parlato dell’importanza del tatuaggio nella loro cultura (per farsi coprire il corpo ci vogliono anni e tanti tanti soldi), che per intimidire basta mostrarne uno e allora non c’è neanche bisogno di passare ai fatti. Un tatuatore ha poi spiegato come all’inizio il tatuaggio fosse un marchio d’infamia per i criminali, che così avevano la loro colpa tatuata in faccia o sul corpo. Tipo: «Buon giorno, sono Takashi e questa sera sarò il suo rapinatore». Una roba così, che c’è da pensarci su a diffonderla da noi perché in parlamento potrebbe valere come curriculum.
Quello che mi fa morire di Tabù, a parte le cose interessanti che si scoprono qua e là per il mondo, sono le circostanze che mettono in crisi gli americani e gli anglosassoni in generale. Ricordo una puntata sui tabù alimentari dove la tirata sulla carne di cavallo era trattata peggio dei ragni alla brace (ottimi, pare) e del cavolo bollito (questo l’ho aggiunto io perché mi fa cagarissimo), con questi due convinti da amici francesi a provarla, e non vi dico le smorfie, gli gne gne gne e i preconcetti. Poi uno dei due – che pareva il più incagabile – s’è ricreduto, l’altra invece ha tirato un tale pistolotto sul nobile equino pappappéro che ho temuto di avere una crisi diabetica. Oh, che poi lo sapevo ‘sto fatto, che loro il cavallo per l’amor di dio, gli ricorda questo e quello, da Re Artù fino al Selvaggio West, ma vederlo è un altro paio di pantofole sinistre.
Davvero, se vi ho incuriosito dategli un’occhiata, che ci sono un sacco di cose strane da vedere al mondo, e se possiamo farlo comodi sul divano è un’occasione da non perdere. Per dire, ma lo sapevate che in Cambogia i genitori allestiscono capanne dell’amore per le figlie adolescenti così possono impratichirsi col sesso? Certo, se non usano la protezione e gli arriva la cicogna devono sposare il tipo (ma va bene anche uno qualunque, basta che si beva di essere il padre), altrimenti le emarginano. Dico, hai dato a tua figlia adolescente una garçonnière e t’incazzi se toppa il salto della quaglia? La gente è matta, scoprite voi quanto.
P.S. No, National Geographic non mi paga per questa pubblicità, è che mi va di consigliare anche un po’ di documentari oltre che film e libri. Dai su, che la cultura non morde. Ho detto giù, Rex.

Sembrano interessanti questi documentari, spero di beccarne qualcuno.
RispondiEliminaIl cavallo non lo mangio manco io... preferisco andarci sopra o al limite vederlo alle corse :)
Simone
Il cavallo io lo mangio, mi farebbero piu' schifo i ragni alla brace... qiuanto ai tatuaggio, ho la schiena ricopreta, ma giuro che non sono mai stata in galera e miei mignoli sono entrambi al loro posto sulle mie mani :-p
RispondiEliminaIl cavallo è animale sacro anche per parecchi italiani. Io l'ho mangiato perché rifilatomi a mia insaputa, al supermercato non compro certo la carne di cavallo. Del resto in Corea (e in Cina) mangiano tranquillamente i cani, che ve ne pare?
RispondiEliminaTatuaggi: una volta ho avuto la tentazione di farmene uno. Passò.