martedì 21 settembre 2010

Kyashan

Sono nato nel 1973, l’anno in cui la Tatsunoko produsse Kyashan, uno dei cartoni animati (all’epoca non li chiamavamo anime) preferiti della mia infanzia, infatti da noi venne trasmesso con un sensibile ritardo rispetto al Giappone. Non so perché mi piacesse tanto, forse perché Kyashan faceva tutti a pezzi pur andandosene in giro in pigiama e casco della moto, o magari perché anche se Luna gli sbavava dietro, lui era sempre a spasso con Flender a far fuori robot cattivi – e questo un bambino lo può capire, perché delle ragazze non sa che farsene – e poi c’erano le esplosioni, i robot e le trasformazioni di Flender, il cigno Suami che in realtà era sua madre, ecc. Tanta di quella carne al fuoco che un bimbo se la mangia con gli occhi.
Forse però dovrei raccontare un minimo di trama, per quei quattro gatti che non l’hanno visto. Ah, cosa vi siete persi!
In breve, il Dottor Azuma costruisce quattro androidi allo scopo di bonificare il pianeta dall’inquinamento. Non chiedetemi perché abbia fabbricato dei robot invece di una macchina depuratrice, in Kyashan non c’è spazio per futilità come la logica spicciola. Ma in una notte buia e tempestosa, un fulmine attiva Briking, che diventerà il capo dei robot, assistito dai suoi luogotenenti Sagure, Akubon e Barashin, giurando di distruggere l’inutile umanità. Simbologie e somiglianze col nazifascismo si sprecano.

L’unico modo per batterli è dare a Tetsuya – l’unico figlio di Azuma – un corpo androide, seguendo la logica del “per battere un robot super forte ci vuote un robot ancora più forte”.

Fortunatamente, quella mattina un robot delle truppe di Briking ha spiaccicato Lucky, l’alano di Tetsuya, un attimo prima di esplodere per un morso del suddetto cane. Fortuna perché, dopo aver visto trasformare il suo cucciolotto in un cane robot capace di trasformarsi in jet, sottomarino, trivella – e Amaterasu sola sa che altro –, Tetsuya insiste perché papino lo trasformi nel ragazzo androide che tutti amiamo secondo la sua personalissima teoria del “un essere umano è più intelligente di un robot, quindi Tetsuya/Kyashan è l’unico che può fermarli”.

Va beh, accidentalmente poi Azuma inventa la pistola MC che distrugge gli androidi, ma invece di fabbricarla in serie l’affida a Luna (fidanzatina wannabee di Tetsuya) mandando un po’ a puttane e quarantotto la teoria della superiorità intellettuale dell’uomo sulla macchina. Cosa vi avevo detto dell’inutile logica?

Intanto, per spiare i robot, la mente di Midori – madre di Tetsuya/Kyashan – viene infilata dentro Suami, il cigno robot che è il favorito di Briking, e il suo corpo lasciato in stasi colà ove non mi ricordo. Così, quando tutto sarà finito e i robot (si spera) sconfitti, se la buccia di Midori sarà ancora integra, potrà tornare nel suo corpo. Invece, non si capisce perché, il processo che ha trasformato Tetsuya in Kyashan è irreversibile, quindi Pinocchio non diventerà mai un bimbo vero.
Questo Kyashan lo sa dall’inizio e, facendo il figo, accetta il suo destino.

Certo, il fatto che abbiano inventato quella caspio di pistola rendendo il suo sacrificio ridicolo come un numero di vaudeville, un po’ deve urtarlo... aggiungiamoci poi che il suo colpo più forte è provocato dal rilascio improvviso dell’energia solare che lo sostiene, e che una volta effettuato cade a terra come un pezzo di stoffa bagnata (dopodiché deve restare al sole per ricaricarsi come il fotovoltaico), ecco... allora si capisce che l’eroe tragico che mi ricordavo io è anche un bel pirla impulsivo (ci mette un petosecondo a decidere di trasformarsi in bambolotto, e un altro petosecondo per convincere il padre a farlo), ma va beh, erano gli anni ‘70 ‘80 e il mondo ci sembrava diverso, più semplice e cazzaro.
Comunque, questo è quanto. Non vi dico come va avanti o come finisce, anche perché in effetti c’è un sacco di roba che non mi ricordo, e infatti ho deciso di rivedermi le puntate. Quello che però manca da raccontare è il film del 2004, Kyashan: la rinascita, che io attendevo con religiosa devozione, nostalgia e una punta di curiosità da lasciarci lo zampino di tutti i gatti da proverbio. Invece mi sono ritrovato, dopo aver acquistato il DVD (perché al cinema, col cippirimerlo dal ciuffo a batuffolo che riuscivi a vederlo), ad assistere alla più penosa tirata di pretenzionaggine, stupratrameggiamento e fottipersonaggismo che potessi immaginare.
Va beh, se non altro si parte da una certezza: Azuma è rimasto un cretino.
Cercando cellule in grado di adattarsi e cambiare in base alle necessità mediche, invece di studiare le staminali inizia la ricerca di una fantomatica specie umana originale – suggeritagli da Giacobbo – da cui discenderebbero tutte le altre (che poi, invece di essere in Africa, scovano in Asia, in una distretto a un tiro di bomba dalla capitale). Tetsuya, invece di offrirsi come eroe tragipirla e romantico, muore in guerra, così gli restituiscono il cadavere. Azuma, dopo che dalle vasche si svegliano i “neuroidi” (è inutile che fate quelle facce, li chiamano così) nati dalla pozzanghera non-staminale, inzuppa anche Tetsuya nel brodino primordiale Knorr.
Nel frattempo, Midori è gravemente malata di buco nella trama. La sua malattia non viene spiegata né approfondita, sta diventando cieca e poi morirà, e tanto basta. Così, durante la fuga dei neuroidi dal laboratorio – che vengono ammazzati alla brutto muso perché non si sa mai (un po’ alla Frankenstein, tranne i forconi e le torce) – Midori, che mostra pietà per queste scimmie di mare nate dal brodo, viene tirata su e va con loro.
Ci sono rovesci di governo, lunghissime tirate retoriche da tutte le parti con pretenziosissimi discorsi sul valore della vita (rigorosamente declamati in tono Studio Luce), effetti visivi che distraggono ma non abbastanza – come le piacevoli citazioni infilate qua e là, tipo il casco del cartone animato su una mensola o il letto a forma di cigno di Midori –, insufficienti di fronte all’arcipeso malloppo di “ci sentiamo grossi e la facciamo fuori dal secchio”, con rivelazioni tragiche quanto inutili sull’origine delle cellule non-staminali e i neuroidi, roba che vi risparmio perché dovrei intortarvi per ore su roba che è già peso sentire in un film.
Insomma, a me Kyashan piace un sacco, invece il film m’ha causato un orchite a grappolo. Se il cartone era ingenuo, il film è oltre. Uno aveva la scusante della sua epoca, lo stile di allora che era esagerato dalla A alla Z ma che ti lasciava qualcosa, il film è un onanismo registico per piazzare penosissime arringhe che in un film di due ore e venti massacrano gli zebedei come un branco di chichuahua-piraña. Anche i cosplay sono un tot sopra le righe rispetto alle scenografie, con questa voglia mal contenuta di Power Ranger sul personaggio e di fantascienza cupa sullo sfondo. Non lo consiglio, neanche un po’. Anzi, come diceva Gandalf: «Fuggite, sciocchi!». Adesso mi resta da vedere l’OAV, poi ho fatto tutto... chi lo sa, uno può sempre sperare.

7 commenti:

  1. Il giudizio su questo film è stato unanime, devono avere vinto il primo premio al festival della "pesantezza mondiale".
    Certo che anche tu: guardi queste cose e poi non vuoi vedere quel capolavoro di "io sono l'amore" :asd:
    Non mi ricordavo tutti questi dettagli del cartone animato, so che mi piaceva moltissimo però...

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  2. lo avevo visto anch'io questo capolavoro tritaovaie... mi spiace di non averti avvertito per tempo -_-
    pensa che tutto quello che ricordo di questo film sono il casco su una mensola e il letto a cigno.. che poi sono gli unici due particolari della tua recenzione che mi hanno permesso di riconoscere il film :-P

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  3. C’è stato un impegno certosino nel voler ricavare un brutto film da una bella serie, una missione riuscita al di la di ogni più nera aspettativa. Avevo sentito dire che il film fosse deludente, ma non pago e ancora nostalgico del cartone – a suo tempo –, ho fatto il passo e l’ho acquistato (versione economica con disco unico) per vedere con occhio, sentire con orecchio e toccare con mano quel ch’era stato fatto al mio povero ragazzo androide. La prima volta l’ho visto addirittura in giappo, per immergermi nelle atmosfere bla bla bla; una delusione cocente come la pasta scotta. Questa settimana, una botta di nostalgia causata dalla visione del cartone mi ha spinto a dargli una seconda opportunità “magari in italiano non devo concentrarmi sui sottotitoli e non fa cagarissimo”, errore numero due. Avevo scordato quanto inutilmente pomposo fosse, dall’inizio alla fine... 2 ore e 20 minuti di noia inopinata! Meglio tenersi i ricordi d’infanzia così come sono, piuttosto che guardare mentre te li stuprano davanti agli occhi.

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  4. Oh, mamma mia sono proprio tagliato fuori, ho letto il post con interesse, ma sono proprio un ignorante al cubo in un tale argomento :-(

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  5. Allora, tante più grazie per l’impegno; apprezzo il tuo eroismo nell’essere arrivato in fondo al post! XD

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  6. Io ricordo che mi era piaciucchiato, una tamarrata colossale, ma mi ero divertito. Ma è anche passato qualche anno, ora sono, ehm, più maturo, dovrei rivederlo. :-p

    Della serie ne hanno fatto una sorta di remake recentissimo, Casshern Sins: è molto molto particolare, per disegni retrò ma moderni, atmosfera cupissima, silenzi leoniani, ma un po' ripetitivo. :)

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  7. L'hai presa molto meglio di me, non c'è che dire. XD Allora cercherò anche questo, con tempo e comodo, appena mi rimetto dall'abuso testé subito. :)

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