La settimana scorsa sono andato a vedere Splice, ma ho scordato di parlarne. Presentato come originale colpo di genio (il regista è Vincenzo Natali, quello di Cube) e dalla trama pressoché secretata, temevo che tutta questa presentazione si rivelasse banale fumo negli occhi. Beh, non è così. Il film è buono, ci sono idee intriganti e un utilizzo degli effetti speciali che è fine alla trama, senza il tipico onanismo da noi ci abbiamo gli effetti più grossi. Capisco anche il motivo di tanto riserbo intorno agli sviluppi della storia, soprattutto per quanto riguarda i colpi di scena. Perché ce ne sono. Oh, se ce ne sono!Va beh, ecco la trama iniziale per darvi un’idea:
Clive ed Elsa sono due scienziati che lavorano in un laboratorio di genetica. I due sono anche sentimentalmente uniti e stanno tentando di creare un gene animale ibrido da cui estrarre proteine. La coppia vorrebbe spingersi oltre nella ricerca, ma il committente intende invece entrare subito sul mercato. Elsa però non si arrende e procede con l'innesto di DNA umano. Ne “nasce” un essere battezzato Dren.Un po’, lo ammetto, mi prudono i polpastrelli dalla voglia di scrivere tutto ciò che succede nel film, sottolineare quello che mi è piaciuto e quello che invece no, con tutta la buona volontà, proprio non va. Non è un film perfetto, forse a tratti troppo patinato per poi sorprenderti in modo crudo, e se mi ha lasciato un turbamento post-visione, alla fine è scivolato tutto via, lasciandomi queste luci e ombre. Pregi e difetti. Va beh, che faccio, racconto? Ma sì, dai. Voi comunque siete avvertiti, da qui in poi, piovono SPOILER come cavallette in Egitto.
Non fraintendetemi, l’atmosfera e i colpi di scena qua e là funzionano, c’è abbastanza immedesimazione (a volte non nei personaggi previsti dalla sceneggiatura) e il tutto viene a galla poco a poco, il bello è soprattutto questo rapporto alienante tra la scienziata e la creatura, l’ho raccontato in modo leggero perché è così che so raccontare. Decidete voi.SPLICE: cineracconto con SPOILER
Elsa Kast (Sarah Polley) e Clive Nicoli (Adrien Brody) sono – nella vita come nel lavoro – una coppia. Di bioingegneri, per l’esattezza. Hanno creato Ginger e Fred, ibridi genetici a forma di lumaconi alieni. Lo scopo è produrre una proteina da impiegare in zootecnia nella cura di alcune malattie del bestiame. Sono molto bravi e ci riescono, perciò la Direttrice ringrazia ed è pronta a chiudere la fase “suoniamo i violini alle violette e ai calamari per vedere se s’accoppiano” e passare alla sintetizzazione della proteina, ossia lunghi e noiosi esami di laboratorio.
I nostri piccioncini (Elsa e Clive, non Ginger e Fred) la prendono male, soprattutto lei. In un goffo tentativo di convincere il capo, Elsa butta lì un’idea: «E se incrociassimo anche DNA umano per creare una proteina in grado di guarire il cancro, la lebbra, il fuoco di Sant’Antonio e le fastidiose pellicine?». Obviously, la guardano come se fosse scema, facendole presente il puttanaio di pubblicità negativa che farebbe piovere sulla mega-ditta, dopodiché la rimandano in laboratorio con l’ordine di non fare scherzi.
Sai che c’è? Scherzi!
Elsa proprio non resiste, infatti decide di creare un genoma ibrido partendo da quello di Ginger e Fred con una spruzzatina di Homo sapiens. «Solo per vedere se è possibile» aggiunge, innocente come una coltellata. Clive ha la spina dorsale di una stella marina, perciò non solo accetta ma le da anche una mano. Ci riescono. Elsa allora decide di fecondare un ovulo e metterlo nell’incubatrice. «Solo per vedere se funziona, poi lo abortiamo». Se a Clive non è cresciuta una spina dorsale fin’ora, scordatevi che lo faccia.
Il feto si sviluppa, e anche in fretta. Ci sono momenti di crisi, ma Elsa, invece di eliminarlo come promesso, si improvvisa ostetrica e lo aiuta a venire al mondo. Clive... beh, avete capito. Sì, protesta, non dico di no, ma è convincente come un Testimone di Geova che vi invita a trovare Gesù svegliandovi alle 8.30 di domenica mattina dopo che avete fatto le 5,00 violando più comandamenti di Lucidero in persona (e divertendovi pure, nel frattempo).
Nasce la creatura, che sembra un piccolo velociraptor pallido e macrocefalo. Inoltre, come primo gesto – mentre Elsa lo tira fuori dall’utero artificiale – le pianta un pungiglione/dente/zanna o quello che è nel braccio. Intenerita come solo una psicolabile potrebbe esserlo, Elsa esclama giuliva: «Mi ha dato l’imprinting». Clive non ne è convinto, ma la sua spina dorsale non è ancora pervenuta.
Se ancora non ve lo siete chiesto, ve lo confermo io: Elsa è pazza. Davvero, eh! Qua e là, nelle conversazioni della coppia, salta fuori che sua madre era una malata di mente – probabilmente paranoica – che trattava la figlia come una prigioniera. Se ne parla perché Clive vorrebbe dei figli (cerca disperatamente qualcuno che gli dia ascolto, secondo me), invece Elsa ha paura che ereditino i problemi mentali di nonna, così rifiuta. Ecco, la matta sarebbe la madre. Sì, Elsa, tu invece sei sana come un pesce in una boccia di Aspirina, tranquilla.
Okay, l’esperimento prosegue in gran segreto, e mentre lo sviluppo della creaturina – che nel frattempo è diventata una “bimba” – procede, sul lavoro il dinamico duo perde colpi e rischia il licenziamento (va beh, chìssene). La piccina si guadagna anche un nome, Dren. Che poi sarebbe Nerd al contrario, l’acronimo del laboratorio di Clive e Elsa che lavora per la società farmaceutica. Non chiedetemi per cosa stia la sigla, ricordo solo il “developing” finale.
Intanto, la piccola Dren, che ha gli occhi posti lateralmente sul cranio, zampette da velociraptor, mani a quattro dita e una lunga coda con un pungiglione in cima, cresce a vista d’occhio. Infatti salta fuori che il ritmo vitale è accelerato e morirà molto presto.
Una crisi respiratoria che sembra ucciderla spinge Clive ad affogarla nel lavandino, facendola riprendere. «Stava sviluppando polmoni anfibi» dice.
«Geniale!», fa Elsa «Per fortuna l’hai capito. Perché tu lo l’avevi capito, vero?».
Clive nicchia.
Insomma, lo sviluppo di Dren – con patrimoni genetici assortiti – non è una passeggiata. Mostrando una sensibilità da Menghele (soprattutto perché salta fuori che l’ovulo impiegato è suo), Mengh’Elsa dice che è l’occasione ideale per osservare tutto il ciclo vitale della creatura. Peccato che Dren sia intelligente. Non parla, ma impara a scrivere qualche parola coi cubi e disegna i suoi aguzzini. Pardon, mamma e papà. È facile stare dalla sua parte, messa al mondo per capriccio e trattata come una cavia da laboratorio, così come è facile aver schifo di Elsa e compatimento o fastidio per Clive.
Ah, un po’ d’azione! Il fratello di Clive – che lavora in laboratorio grazie al buon vecchio nepotismo – scopre tutto e viene quasi ammazzato da Dren, spaventata dalla faccia nuova (giustamente - lei che ne sa? - non è mai uscita dal nascondiglio), così decidono di spostare la piccina nella fattoria natale di Elsa, dove le dolci memorie materne tornano a galla.
Scaricandola dal furgone letteralmente come una cassa, Dren se ne ha a amale, così scappa nel bosco e sbrana un coniglio. Loro la trovano, ma lei sorride perché la carne al sangue è buona. Yum! Che bel quadretto famigliare.
Esplorando la casa, Clive entra in una stanza e trova tutto sporco, un materasso buttato per terra e qualche cartaccia qua e là.
«Non avevi detto che tua madre ha lasciato la tua stanza così com’era?» domanda confuso.
«Infatti», risponde lei.
Allegria!
Il film procede come un Family Frankenstein in cui il rapporto malato creatore-creatura incontra quello madre-figlia, e quando Dren raggiunge l’adolescenza capirete che si sbrocca di brutto. Intanto s’è fatta bellina, gli occhi un po’ distanziati ma frontali e fascinosi, un corpicino da modella (a parte le zampe e la coda, insomma) e pure delle ali a scatto (o a serramanico) che le danno un’aria da fatina erotica. La fanciulla viene piazzata nel granaio con una grossa vasca d’acqua (per i suoi momenti anfibi) e qualche trave per fare esercizi alla Nightcrawler. In casa no, che sporca. Poi trova un gatto e lo nasconde, infatti quando Elsa lo becca e glielo toglie. «Devi imparare che non puoi avere tutto». Naturalmente, Dren piange.
Alla fine, per non farsi licenziare, Elsa sintetizza la proteina e insieme a Clive va alla presentazione del farmaco. Le cose però vanno malino quando Ginger e Fred si ammazzano coprendo di sangue la platea. C’è stato un cambiamento ormonale, non rilevato perché gli scienziati pazzi erano impegnati a fare i genitori degenerati.
«Come avete fatto a non accorgervi che Ginger era diventata un maschio?» chiede la Direttrice un nanosecondo prima di licenziarli.
I geni di anfibio hanno fatto il loro lavoro (come in Jurassic Park, tipo) e ai coniugi Frankenstein non resta che tornare all’ovile. Pardon, alla stalla.
In un momento di rara tenerezza, Elsa restituisce il gatto a Dren, che però lo infilza col pungiglione e poi aggredisce Mammina Cara. In qualche modo Elsa riesce a sedare Dren, la lega al tavolo e le amputa parte della coda. Clive rientra e vede la scena, Dren legata nuda al tavolaccio di legno e Frankenstronz in tenuta da macellaia.
«Ha cercato di uccidermi, Clive!» si difende Elsa.
Lui però è impietosito e prende le parti di Dren. C’è affinità tra ostaggi, credo. Infatti le prende talmente bene – le sue parti – che appena rimangono soli trombano. Sì, il genetista con l’adolescente transgenica (Lolita.2?).
Mentre ci danno dentro, la coda di Dren ricresce e in pieno orgasmo da fatina, la pulzella spiega le ali. Peccato che Elsa li scopre e lui deve inventarsi una scusa in fretta e furia, del tipo “non volevo, ma sai come sono ‘ste ragazzine”, “ti giuro, non è come sembra”, “sono scivolato”, ecc. Elsa è incazzata a morte, discutono e Dren scompare.
Per gradire, arrivano il fratello di Clive con uno della società che ha scoperto il fattaccio e vuole vedere la creatura – per profitto – nella speranza di riparare al danno di soldi e immagine. Dren riappare, ma è diventata aggressiva e... maschio. Anfibi, maledetti anfibi! Adesso vola davvero, e anche veloce.
Quello che proprio ti ammazza dal ridere – e in un momento così non è il caso – è la faccia da super-lifting di Dren-maschio. Nel tentativo di mantenere lineamenti “alieni” o androgini (chissà poi perché) gli hanno dato il volto di una transessuale operata malissimo o di una vecchia gloria hollywoodiana che s’è fatta tirare la faccia come plastilina. Così – comprensibilmente incazzato/a – attacca tutti i maschi come se fossero rivali, li ammazza, e poi violenta Elsa prima che lei stessa lo/la uccida.
Epilogo nella sede della società, dove Elsa e la Direttrice firmano un contratto. Elsa è incinta – di Dren – così, in cambio di bei soldi e risorse, cede i diritti sulla vita del bambino alla Società, con relativi esperimenti ed esami, a patto che sia lei a svolgerli. Una vera madre modello.
il tuo racconto è spassosissimo..e alleggerisce parecchio il film che in alcuni pezzi è davvero troppo lento :)
RispondiEliminahai qualche film del genere da consigliarmi?
sono su fb come "ilaria aradia"
:)
Grazie, e benvenuta da questa parti! :)
RispondiEliminaAltri film simili non me ne vengono in mente, ma se clicchi sulla tag "cineracconto" puoi trovare altri post di questo tipo. :)