Finalmente è ora di portare Bella nei campi a spargerne l’odore e infrattarla sui monti con Annette. Così, dopo essersi spalmata un po’ ovunque, viene passata tipo staffetta a Jacob, che la trasporterà nascondendone odore col suo.
Lungo la strada chiacchierano e Bella scopre che, in virtù della linea di discendenza (‘sti mannari c’hanno il pedigree, mica cazzi), Jake dovrebbe essere il capobranco, ma visto che non ci tiene e Sam ha più esperienza di lui, non ha voluto prenderne il posto, così è diventato il secondo in comando.
Una volta arrivati, trovano Ed che ha già montato la tenda per sé e per Bella, mentre Jacob si trasforma e va nella foresta per mantenere i contatti telepatici col branco.
I lupi hanno una temperatura corporea bella alta, così l’aria di montagna con la neve e tutto gli fa un baffo, invece Bella rischia di diventare un ghiacciolo perché arriva una tormenta che li isola e le fa battere i denti come un paio di nacchere di pietra. Edward le deve anche stare lontano, visto che è freddo di suo e in queste occasioni è peggio che inutile. Insomma, stanno lì con lei che tenta di tranquillizzarlo cercando di non tranciarsi via un pezzo di lingua coi denti ogni volta che apre bocca, e lui che si fa progressivamente più emo vedendo la morosa sempre più malconcia nella sua epica inutilità.
Per fortuna Jacob torna indietro e s’infila nel sacco a pelo di Bella per scaldarla, così l’oca entra in uno stato di dormiveglia che a dirla tutta è più simile al rimbambimento senile, e non capisce se le voci che sente sono vere o se sta sognando. No, sono Edward e Jacob che si punzecchiano, fanno i maschietti cretinetti e così via. Bisticciano, si accusano, si stuzzicano, e se la Meyer non fosse una bigotta fatta e finita, si prenderebbero pure a parolacce, ma intanto si conoscono ed è la prima volta che si scambiano più di un vaffanculo.
Il mattino successivo, dopo la notte intimamente condivisa, agli ometti parte un embolo emo adolescenziale che li manda ai pazzi, allora iniziano a prendersi la colpa di tutto, dalle paturnie di Bella alla cecità di Omero, finché Edward esce dalla tenda e va a fare due passi.
Scatta la scenata quando Jake sbrocca, dicendo che - avendo capito di non avere possibilità con Bella - si lascerà ammazzare nella battaglia per lasciarla libera, la quale - con le lacrime agli opcchi - lo implora di desistere da quello sciagurato proposito. Una telenovela, insomma. Per convincerlo - seguendo la logica del: la patata no, ma la lingua sì - si lascia baciare. Una lunga (e inutile) scena patetica in cui, dal suo punto di vista, “si sacrifica” per salvarlo.
Emerge tutta la natura emo di Bella, che s’identifica con quella sfigata della Terza Moglie e paragona il suo sacrificio di limonare con un marcantonio di licantropo a quello della poveretta che s’è tagliata e lasciata sbranare per salvare il marito.
Preso il bacio umido, Jake se ne va. Rimasta sola, Bella sublima e trascende la natura emo.
Edward si mette a ridere e le dice che Jacob non aveva intenzione di uccidersi, ma solo di spillarle un bacio, e lei – cretina – c’ha creduto perché è il suo genere di cazzata emo-romantica.
L’occasione però è ghiotta per un altro inutile dialogo tra i due pirla. Edward ha capito l’antifona, il fatto che Bella bisticci e faccia la pace con Jake ogni cinque minuti, il fatto che non riesce a staccarglisi neanche quando lui fa lo stronzo, ecc.
Continua...
Lungo la strada chiacchierano e Bella scopre che, in virtù della linea di discendenza (‘sti mannari c’hanno il pedigree, mica cazzi), Jake dovrebbe essere il capobranco, ma visto che non ci tiene e Sam ha più esperienza di lui, non ha voluto prenderne il posto, così è diventato il secondo in comando.
Una volta arrivati, trovano Ed che ha già montato la tenda per sé e per Bella, mentre Jacob si trasforma e va nella foresta per mantenere i contatti telepatici col branco.
I lupi hanno una temperatura corporea bella alta, così l’aria di montagna con la neve e tutto gli fa un baffo, invece Bella rischia di diventare un ghiacciolo perché arriva una tormenta che li isola e le fa battere i denti come un paio di nacchere di pietra. Edward le deve anche stare lontano, visto che è freddo di suo e in queste occasioni è peggio che inutile. Insomma, stanno lì con lei che tenta di tranquillizzarlo cercando di non tranciarsi via un pezzo di lingua coi denti ogni volta che apre bocca, e lui che si fa progressivamente più emo vedendo la morosa sempre più malconcia nella sua epica inutilità.
Per fortuna Jacob torna indietro e s’infila nel sacco a pelo di Bella per scaldarla, così l’oca entra in uno stato di dormiveglia che a dirla tutta è più simile al rimbambimento senile, e non capisce se le voci che sente sono vere o se sta sognando. No, sono Edward e Jacob che si punzecchiano, fanno i maschietti cretinetti e così via. Bisticciano, si accusano, si stuzzicano, e se la Meyer non fosse una bigotta fatta e finita, si prenderebbero pure a parolacce, ma intanto si conoscono ed è la prima volta che si scambiano più di un vaffanculo.
Il mattino successivo, dopo la notte intimamente condivisa, agli ometti parte un embolo emo adolescenziale che li manda ai pazzi, allora iniziano a prendersi la colpa di tutto, dalle paturnie di Bella alla cecità di Omero, finché Edward esce dalla tenda e va a fare due passi.
Scatta la scenata quando Jake sbrocca, dicendo che - avendo capito di non avere possibilità con Bella - si lascerà ammazzare nella battaglia per lasciarla libera, la quale - con le lacrime agli opcchi - lo implora di desistere da quello sciagurato proposito. Una telenovela, insomma. Per convincerlo - seguendo la logica del: la patata no, ma la lingua sì - si lascia baciare. Una lunga (e inutile) scena patetica in cui, dal suo punto di vista, “si sacrifica” per salvarlo.
Emerge tutta la natura emo di Bella, che s’identifica con quella sfigata della Terza Moglie e paragona il suo sacrificio di limonare con un marcantonio di licantropo a quello della poveretta che s’è tagliata e lasciata sbranare per salvare il marito.
Preso il bacio umido, Jake se ne va. Rimasta sola, Bella sublima e trascende la natura emo.
Nessun rumore mi mise in guardia. Di punto in bianco, la mano fredda di Edward accarezzò i miei capelli annodati. Trasalii di vergogna non appena mi sfiorò.Che vi avevo detto?
«Stai bene?», mormorò con voce ansiosa.
«No. Voglio morire».
«Non accadrà. Non lo permetterò».
Sbadigliai e poi sussurrai. «Potresti anche cambiare idea».
«Dov’è Jacob?».
«È andato a combattere», brontolai, faccia a terra.
Jacob aveva lasciato l’accampamento improvvisato di buonumore, con un «Torno presto» entusiasta, ed era partito a gambe levate verso la radura, già scosso dal tremore che anticipava la trasformazione nell’altro se stesso. A quel punto, il branco al completo sapeva tutto. Seth Clearwater, che passeggiava avanti e indietro fuori dalla tenda, era testimone intimo della mia disgrazia.
Edward restò in silenzio per un minuto interminabile. «Ah», disse, infine.
Edward si mette a ridere e le dice che Jacob non aveva intenzione di uccidersi, ma solo di spillarle un bacio, e lei – cretina – c’ha creduto perché è il suo genere di cazzata emo-romantica.
L’occasione però è ghiotta per un altro inutile dialogo tra i due pirla. Edward ha capito l’antifona, il fatto che Bella bisticci e faccia la pace con Jake ogni cinque minuti, il fatto che non riesce a staccarglisi neanche quando lui fa lo stronzo, ecc.
«Lo ami», mormorò delicato.In preda all’autocommiserazione, battendosi il petto come un’eroina da feuilleton – magari reggendosi drammaticamente alla tenda e tossendo il sangue della tisi in un fazzoletto ricamato – Bella è talmente impegnata nella sua scena madre che ci resta male quando scopre che ormai è tardi per fare i piagnoni: i cattivi attaccano!
Ogni cellula del mio corpo si sforzò di negare.
«Amo di più te». Era il meglio che potessi dire.
«Sì, lo so. Ma... Quando ti ho lasciata ho aperto una ferita. Jacob l’ha curata. È logico che ciò abbia lasciato un segno su entrambi. Non sono certo che i punti della cucitura guariranno da soli. Non posso incolpare te né lui di qualcosa che io ho scatenato. Magari mi guadagnerò il perdono, ma ciò non potrà negarmi le conseguenze».
«Ecco, sapevo che in un modo o nell’altro avresti trovato il modo di sentirti in colpa. Per piacere, smettila. Sei insopportabile».
«Cosa vuoi che dica?».
«Voglio che mi rivolga ogni insulto che conosci, in tutte le lingue che parli. Voglio che mi dica che sei disgustato e che vuoi lasciarmi, che mi costringa a implorarti in ginocchio, disperata, di restare con me».
«Mi dispiace». Sospirò. «Non posso».
«Perlomeno smettila di cercare di consolarmi. Fammi soffrire. Me lo merito».
«No», mormorò.
Annuii lentamente. «Hai ragione. Insisti pure a essere troppo comprensivo. Probabilmente è peggio».
Continua...
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