Ieri sera ho partecipato a Minuti Contati. O meglio, ci ho provato perché alla fine ho postato fuori tempo massimo. Visto che il mio racconto è andato fuori concorso, ho pensato di metterlo sul blog e farlo leggere a voi passanti. Buona lettura.
TEMA: UN POKER CON LA MORTE
Limite massimo caratteri: 3666 spazi inclusi
Data e orario: lunedì 23 aprile, ore 21:30.
Tempo limite: 120 minuti (scadenza Ore 23.30)
Non so giocare a Poker
«Gioca a carte col muro, nient’altro».«Sempre?»«Tutti i giorni, per tutto il giorno».Il Dottor Soldati ringraziò l’infermiera, poi si avvicinò al paziente. Seduto al tavolo di formica nell’angolo, contro il muro verdolino d’ospedale, Luca dava le spalle al medico che diede un colpo di tosse per attirarne l’attenzione. Inutile.«Luca, posso parlarti?»«Sto giocando».«Vedo, ma dobbiamo parlare della tua terapia».«Appunto, sto giocando».Parecchio confuso, all’oncologo non restò altro che fissare la mano. Mazzo ben strano. Un guazzabuglio di carte francesi e italiane, ma anche figurine di vario tipo e almeno un paio di tarocchi. Uno di questi, la Morte, stava dall’altra parte del tavolo, appoggiato al muro proprio di fronte a Luca, tutto concentrato sulla partita.Con un sospiro, Soldati afferrò una sedia e prese posto accanto al suo paziente. Osservò il volto consumato dalla malattia, un’età indefinita tra i trenta e i cinquant’anni. Luca era stato ricoverato da ragazzo per disturbi mentali, dopo che qualche trauma non meglio identificato gli aveva impedito di restare nel mondo reale senza qualche medicina che fungesse da ancora. Ora, siccome le tragedie si rincorrono con crudele ironia, era finito nel suo reparto. Doveva dirgli che chemio e interventi erano inutili, e lui impotente.Luca si voltò, portava una cuffia di lana per nascondere la calvizie e aveva occhiaie profonde. Guardò il medico. Aveva imparato a leggerlo alla perfezione, sapeva che c’erano brutte notizie. Avrebbe voluto capire meglio quello stupido gioco di carte, invece gli unici bluff che sapeva riconoscere erano gli incoraggiamenti di Soldati e i sorrisi delle infermiere. Guardò le carte che aveva in mano, poi le posò a faccia in giù.«Dobbiamo parlare», insistette il medico. «La terapia non va».«È colpa mia».«Che cosa? No».«Io perdo, perdo sempre».«Cosa vuoi dire?»Luca fissò la Morte, guardò l’Arcano negli occhi, due macchiette stampate su carta usurata in una qualche tipografia chissà dove. La Morte ghignava, come al solito. Il sorriso di chi non ha nulla da perdere, il volto della sconfitta o della vittoria, dipende dai punti di vista. In fine, Luca si lasciò sfuggire cinque parole.«Non so giocare a poker».Soldati sollevò le sopracciglia, non poté impedirselo in alcun modo. Quelle schizzarono all’insù, manifestando la sua perplessità. Perplessità? Diciamo confusione, o smarrimento. Ecco, Mario Soldati era smarrito. Come Pollicino, Hansel, Gretel e tutti quei ragazzini delle favole.Forse perché se n’era accorto, o magari perché sentiva il bisogno di confessarsi, Luca proseguì.«Poteva scegliere qualunque gioco, e ha scelto questo. Sceglie sempre quello più difficile, o quello che non conosci». Per un’istante, Luca si illuminò. «Lei me lo può insegnare? Il poker, dico».Ancora perso nella foresta, a un passo dalla casa di pan di zenzero, Soldati mormorò che sì, conosceva il gioco.Luca non si accorse nemmeno di piangere mentre, in preda all’emozione, diceva al medico che adesso ce l’avrebbe fatta. Che lui lo sapeva, i dottori devono conoscere il poker per battere la morte! Ora avrebbe vinto, o per lo meno avrebbe avuto qualche possibilità, se Soldati gli avesse insegnato. Più tardi, magari? O domani, forse. Sì, domani. Domani avrebbe imparato, e poi avrebbe vinto.Si salutarono così, e mentre l’oncologo si allontanava, ancora stralunato ma con la ferma idea di chiamare psichiatria per farlo tornare a quel reparto – in fondo per lui non poteva fare nulla – Luca tornava alle sue carte con nuova fiducia, le metteva in ordine e puliva il tavolo pensando al domani. Intanto, di fronte a lui, la Morte restava indifferente.
FINE
P.S. Certo, avrei potuto trovare un titolo migliore se non fossi andato di fretta. Facciamo così, suggeritemelo voi e io sceglierò quello che mi piacerà di più. In cambio verrete accreditati come autori del titolo. Fico, no? Un autore per il racconto e un altro per il titolo. Ci potete ricavare una professione. O forse no.
Soldati? ^^
RispondiEliminaPosso ritenermi onorato per la citazione o è stato del tutto casuale??
Per quanto riguarda il titolo, passo. Io non ci so proprio fare con i titoli ;)
Sì, la citazione è tutta per te! Anche perché se non me lo avessi ricordato tu, la mia memoria aveva già provveduto ad auto-cancellarsi come al solito. XD
EliminaEh, e bravo il Giuda.
RispondiEliminaGrazie, Fer.
EliminaComplimenti!
RispondiEliminaMi piacciono le storie brevissime, soprattutto quelle in cui il realismo si mescola con un paranormale anche solo velato. E poi c'è la Morte!
Per il titolo non saprei, appena ho finito di leggere mi è venuto in mente "Una vita in gioco" ma non mi suona benissimo...
Cmq quello trovato da te non è così pessimo, potresti anche lasciarlo così com'è! :)
Grazie! Anche a me il soprannaturale piace in piccole dosi, persino lasciando il dubbio se sia presente o meno. Il titolo per ora resta così, magari mi ci abituo anche. :)
EliminaCarino, niente male! :)
RispondiEliminaUn titolo... "Il bugiardino". Come lo vedi? :)
Grazie! Il Bugiardino è interessante ma forse un po' troppo criptico, io per esempio non sono sicuro di averne afferrato il senso nel contesto. XD Ci penso su! :)
EliminaBello, conciso e affascinante. Quoto il commento di Paolo, quando l'orrore sovrannaturale si insinua nelle zone d'ombra di quello quotidiano si oyttengono risultati interessanti. Per me il titolo va bene cosi, bravo!
RispondiEliminaGrazie! Mi fa piacere scoprire che il sovrannaturale in quantità omeopatica non piace solo a me, potrei chiamare questo genere I Crisantemi di Bach. LOL
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