In Compagnia dei Lupi (The Company of Wolves, 1984) è un film di Neil Jordan basato sull’omonimo racconto breve di Angela Carter (contenuto nella raccolta The Bloody Chamber), e insieme ne firmano la sceneggiatura a quattro mani.
La storia riprende la fiaba classica di Cappuccetto Rosso, ma ne fa qualcosa di completamente nuovo. Nel presente, Rosaleen (Sarah Patterson) è una ragazzina che sogna una vita e una realtà diverse dalla sua, lontana dalla sorella maggiore e dai genitori che – dice – non la capiscono. Nel sogno vive in un villaggio circondato dal bosco, dove la regola più importante è non lasciare il sentiero, ma questo sogno contiene altre storie che una dopo l’altra ci raccontano la natura del lupo. Non tanto quello che – seppur a ranghi ridotti – popola anche il nostro Appennino, ma il tipo che tiene il suo pelo nascosto dentro. La sua guida nella scoperta di questi misteri è la Nonna, interpretata da una formidabile Angela Lansbury.
Sono incappato in questo film tanto tempo fa, un po’ come Cappuccetto incontra il Lupo, per caso. Passeggiavo di canale in canale alla ricerca di qualcosa d’interessante quando eccolo lì, a rapirmi dal primo all’ultimo fotogramma. Malgrado gli effetti speciali un po’ goffi (ma ingegnosi) e il budget limitato, ogni scena risulta suggestiva. La storia poi è sostenuta da una sceneggiatura di sana e robusta costituzione, così rara di questi tempi. Sebbene qualche scena possa turbare i più impressionabili, non si tratta di un horror. Nel modo più assoluto. È piuttosto una fiaba cruda, di quelle che tengono fede alla voce o alla penna di chi le narrò per primo, senza edulcorate concessioni “moderne”. Eppure sa farsi delicata, e sfiorare l’immaginazione con immagini potenti che incantano.
La storia riprende la fiaba classica di Cappuccetto Rosso, ma ne fa qualcosa di completamente nuovo. Nel presente, Rosaleen (Sarah Patterson) è una ragazzina che sogna una vita e una realtà diverse dalla sua, lontana dalla sorella maggiore e dai genitori che – dice – non la capiscono. Nel sogno vive in un villaggio circondato dal bosco, dove la regola più importante è non lasciare il sentiero, ma questo sogno contiene altre storie che una dopo l’altra ci raccontano la natura del lupo. Non tanto quello che – seppur a ranghi ridotti – popola anche il nostro Appennino, ma il tipo che tiene il suo pelo nascosto dentro. La sua guida nella scoperta di questi misteri è la Nonna, interpretata da una formidabile Angela Lansbury.
Sono incappato in questo film tanto tempo fa, un po’ come Cappuccetto incontra il Lupo, per caso. Passeggiavo di canale in canale alla ricerca di qualcosa d’interessante quando eccolo lì, a rapirmi dal primo all’ultimo fotogramma. Malgrado gli effetti speciali un po’ goffi (ma ingegnosi) e il budget limitato, ogni scena risulta suggestiva. La storia poi è sostenuta da una sceneggiatura di sana e robusta costituzione, così rara di questi tempi. Sebbene qualche scena possa turbare i più impressionabili, non si tratta di un horror. Nel modo più assoluto. È piuttosto una fiaba cruda, di quelle che tengono fede alla voce o alla penna di chi le narrò per primo, senza edulcorate concessioni “moderne”. Eppure sa farsi delicata, e sfiorare l’immaginazione con immagini potenti che incantano.
Di più non saprei dire senza raccontare l’intero film, e poi c’è chi ne ha saputo scrivere meglio di me. Comunque, per lasciarvi un assaggio, ecco la filastrocca recitata sui titoli di coda. Per me è rimasta negli anni una delle citazioni cinematografiche più significative – a livello personale – che abbia mai incontrato.
«Da quanto dura questa cantilena? Non correre da sola dentro il bosco, non fermarti da sola per la strada. Non devi mai fidarti dell’estraneo che si avvicina a te con gentilezza; la beltà s’accompagni alla saggezza. Il lupo assume le più strane forme, con l’ambigua parola che t’inganna. Mai lui rivelerà i propri intenti. Più dolce la sua lingua, più aguzzi i denti».




Mi intriga, finora non lì'ho mai visto.
RispondiEliminaIl finale della filstrocca è uguale alla Regola dell'Acquisizione Ferengi n° 48: "Più grande è il sorriso, più affilato è il coltello"
È bellissimo, uno di quei film che ti lasciano con qualcosa dentro. :)
EliminaNon ci avevo pensato ma è vero, la trekkitudine è ovunque! XD
Che bello, proprio come la favola non annoia mai, questo film. ^^
RispondiEliminaMa sai che a rivederlo ho ritrovato battute e passaggi che non mi rendevo conto di quanto mi avessero influenzato? Poi ho un debole per la storia del lupo ferito che viene dal mondo sotto al mondo, un racconto e una frase che da soli mi ha incantato. ♥_♥
EliminaSembra veramente bello! Anche facile da trovare. Domani sera me lo guardo :)
RispondiEliminaGrazie della segnalazione!
Bravissima! Perché merita un sacco, e dopo averlo visto ti fa sentire bene lasciandoti qualcosa dentro, proprio come si suppone dovrebbe fare una fiaba.
EliminaChe meraviglia Giordano <3
RispondiEliminaIl film è favoloso, il mio post invece è poco ispirato, forse perché volevo scrivere ma non ero proprio dell'umore giusto, o magari è a me che sembra così. Comunque è uno dei miei film preferiti di sempre. ♥
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