domenica 18 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (11 di 19)

Finalmente Bella pensa un po’ anche a Charlie.
Non vorrebbe fingersi morta e sparire, ma neppure coinvolgerlo in tutta la faccenda; la sua idea sarebbe di farsi vedere da lui e lasciare che tragga le sue conclusioni, così si scaricherebbe questo peso per metterlo in spalla a lui. Che filantropa! Gli altri le fanno presente che è una stronzata.

Poi, in un momento alla Grimilde, pensa al fatto che vuole separare Rosmerda da Jacob, e gongola al pensiero che lui ne soffrirà (stile cattiva da operetta o film Disney), ma neppure per un petosecondo si domanda se questo danneggerebbe la bambina, che gli è già molto affezionata. Il Premio Joan Croford Madre dell’Anno non glielo leva nessuno.

Carlisle la informa che Rosmerda viene misurata quattro volte al giorno perché continua a crescere troppo in fretta, e questo lo preoccupa; ma lei pensa che siccome la bambina è bella bella bella in modo assurdo, non può avere qualcosa che non va. Una volta che però le hanno spiegato bene – anche con le figure e i pupazzi, mi auguro – che un metabolismo veloce brucia e si esaurisce in fretta, un po’ si preoccupa.
 
Intanto Rosmerda vuole bene a Jake, e questo infastidisce Bella che ne è gelosa. Esatto, della figlia appena nata. No, dico… come sta messa?
 
Rosmerda, col suo potere speciale – esatto, la bimba ha anche un potere (qui sono powerplayer dalla culla) – mette immagini nella mente di mamma (tanto c’è spazio), mostrandole l’aggressione a Jake e altri momenti salienti della vita famigliare, compresa lei che beve sangue da una tazza, manco fosse cappuccino. Usciti da chissà dove, Edward e Jasper le piombano addosso per paura che la sete la faccia impazzire, ma come al solito non succede niente.

Queste scenette diventano sempre più imbarazzanti, con lei che non batte ciglio e loro che le stanno dietro, quasi seguissero il cane col sacchettino per la cacca. Triste, patetico e ridicolo.

Così, dopo un po’ iniziano a pensare che il super potere di Bella sia l’autocontrollo (che culo), e attaccano a parlare di una certa Siobhan di un clan irlandese il cui potere sarebbe – o forse no – quello di realizzare i propri obbiettivi, ossia fare in modo che le cose vadano come vuole lei. Non si capisce cosa cazzo c’entri con Bella. In più, con un potere così, c’è da domandarsi perché il capo non sia lei piuttosto che i Volturi… ma lasciamo stare, che se dovessimo fasciarci la testa per ogni cazzata, gireremmo coi turbanti.

Comunque, mentre gli altri chiacchierano di questo e quello, Bella sta un po’ con Rosmerda, ma ecco che arriva Alice con gli altri di ritorno dalla caccia, portando una chiave infiocchettata di rosa.

Buon Compleanno!
 
Come al solito, Bella brontola facendo la consueta pantomima; non vuole festeggiare perché ormai avrà diciott’anni per sempre. Gli altri le dicono di piantarla e di prendersi festa e regali, che ‘sta storia non si può più sentire. Oltre a quella di Alice, Ed ha un’altra chiave, che Bella capisce essere quella dell’Automobile del Dopo, mentre l’altra è da parte di tutta la famiglia. Tra una cosa e l’altra, pare che anche con Rose sia pace fatta grazie alla condivisa maternità, perciò sono un allegra famigliola felice (aiuto, ho la glicemia che sa di canditi).

Escono per vedere il regalo di famiglia e, cammina cammina, arrivano a casa di Biancaneve. Giuro!
[…] Al centro di una piccola radura in mezzo alla foresta sorgeva una casetta di pietra, color grigio lavanda alla luce delle stelle.
Era incastonata così perfettamente nel paesaggio da sembrare scaturita direttamente dalla roccia, quasi fosse un’incrostazione naturale. Un muro era coperto da una pianta di caprifoglio che si avvitava oltre il tetto, ricoperto di massicce scandole in legno. In un fazzoletto di giardino, proprio sotto le finestre, buie e incassate, fiorivano cespugli di rose tardive. Un piccolo sentiero di pietre piatte, ametista nella luce notturna, conduceva a un pittoresco ingresso ad arco con la porta di legno.
Strinsi la chiave che tenevo in mano, praticamente sotto shock. […] L’interno della casetta sembrava uscito proprio da un libro illustrato. Il pavimento era un patchwork di pietre levigate dal tempo, il soffitto basso era attraversato da lunghe travi a vista (uno alto come Jacob ci avrebbe sicuramente sbattuto la testa), le pareti erano a sezioni di legno e pietra. Nel caminetto all’angolo ardevano ancora i resti di un lento fuoco tremolante: era legna spiaggiata quella che stava finendo di bruciare e le lingue basse di fuoco erano verdi e azzurre di sale.
l’arredamento era eterogeneo, non un solo pezzo che facesse il paio con un altro, eppure armonioso. Una sedia aveva l’aria vagamente medievale, l’ottomana bassa vicino al camino era in stile moderno, la libreria piena zeppa di fronte alla finestra più lontana mi ricordava i set di certi film italiani. Eppure, per qualche motivo, tutti gli elementi s’incastravano alla perfezione, come pezzi di un gigantesco puzzle tridimensionale. Riconobbi anche alcuni quadri appesi alle pareti, i miei preferiti fra quelli della grande casa. Tutti originali di valore incalcolabile, senza dubbio, eppure s’intonavano perfettamente all’ambiente, proprio come il resto.
Era uno di quei posti che ti fanno credere nella magia, dove ti aspetteresti di vedere apparire da un momento all’altro Biancaneve con la mela in mano, o un unicorno intento a brucare le rose. […] 
Ecco, che vi avevo detto? 
Qui si capisce che l’autrice preferisce occuparsi dell’arredamento che della trama, e ci farebbe un favore graditissimo se cambiasse professione di conseguenza. Inoltre non so voi, ma il fatto che ripeta zillemila volte che tutto è in perfetta armonia – pur avendo citato un divano moderno appresso a una sedia medievale nel cottage di Biancaneve – non mi ha convinto del tutto sulla bontà del suo arredo. Puoi anche ripetermi cento volte che l’acqua è asciutta, ma se la tocco è bagnata. 
Stesso ragionamento da farsi per molte altre cose della saga, in primis su Edward che è bello e buono, mentre a me sembra solo un tanghero con una deficiente che gli sbava dietro. I fatti vengono ampiamente camuffati e contraffatti da affermazioni senza fondamento, ripetute a pappagallo nella speranza che il lettore meno scafato ci caschi prendendole per oro colato.

Per questa volta ci fermiamo qui, così avete il tempo di farvi l’insulina prima di andare avanti.

2 commenti:

  1. i miei ricordi di questa bruttura si fermano al parto della creatura, poi ho letto solo i dialoghi; vèh quanta roba immonda mi sono perso :asd:

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  2. Certi chiappolavori nascondono scrigni ricolmi di perle di Guttalax e gioielli d'inestimabile idiozia, ma questa saga è il Fort Knox della merda scritta.

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