venerdì 14 gennaio 2011

Post accazzo

Quello che potrebbe dirsi il mio problema principale nello scrivere un post (e di conseguenza aggiornare il blog) è il solito, benedetto – o più opportunamente, maledetto: «E adesso, di cosa parlo?». Spesso preferisco commentare piuttosto che scrivere post miei (se ne sarà accorto chi di voi s’è ritrovato un mio commento quasi più lungo del suo post). Non lo faccio apposta, giuro, è che m’hanno scarabocchiato così. Anche male, per giunta. In più, quest’anno non ho visto film o letto libri che m’abbiano ispirato il desiderio di buttare giù un cineracconto o una parodia per lo spreco di carta o pellicola subite.
Intendiamoci, ho visto robaccia da far arricciare i peli del naso di Satana, però mai una che mi desse la voglia di scrivere o commentare al riguardo. Ecco, roba tipo 2012 – che in realtà è del 2009 ma io l'ho visto quest'anno (fatemi causa) – quel film insulso catastrofico maya friendly con John Cusack, che a me piace anche come attore (forse per quella faccia un po’ così, da uno che s’è svegliato la mattina in una trama già fatta e improvvisa passo passo, rendendo in qualche modo credibile il fatto che lui ne sa quanto noi). Io, giuro, non sapevo se ridere o passare la pomice sui tulipani, tanto per far qualcosa di più utile della mia vita in quelle due ore circa o quello che è. 
Poi, ecco, quest’anno ho letto Firmino di Sam Savage, che a me se c’è una cosa che fa simpatia sono i topi e i ratti (va beh, diciamo che non gli assegnerei il podio della coccolabilità, però son creature che ammiro per capacità di adattamento e strategie evolutive), eppure, se ci ripenso oggi, non è che ricordi molto di quel libro. Sì, qualche buona idea come la descrizione del sapore diverso delle pagine dei libri in base all’autore, e la sua testona enorme che me lo faceva immaginare come un topo deforme alla Quasimodo, schifato dal mondo e perciò simpatico per antonomasia, ma poi c’è questa cosa, ossia che non riesco più a ricordare come finisce, e questo è grave, perché quando chiudi un libro che ti piace, quello ti lascia qualcosa, di quel momento ti rimane una sensazione o un ricordo. Invece niente. Boh, si vede che in fondo non m’è piaciuto così tanto. Peccato, perché c’erano una flotta di buone idee, come la sua fissazione per i film osé e quindi un’attrazione irrazionale e inquietante per le umane, ma il resto poi… Puf! Va beh, adieu Firmino.
Ecco, ma c’è un suo illustre predecessore, scoperto per caso secoli fa grazie a Euroclub (da cui mi sono poi disimpegnato con fatica), l’introvabile – o faticosamente reperibile – Memorie di un ratto di Andrzej Zaniewski, che scopro proprio in questo momento essere stato recensito tempo fa (2004) da Horror Magazine, visto che stavo cercando di scoprire come accipugnetta si scrive il nome dell’autore. Ecco, quello è un ratto ratto, un topo di fogna che non legge e non s’intristisce, che fa la pantegana a tempo pieno e “racconta” se stesso in una sorta di flusso di coscienza, e a me quel libro piacque parecchio all’epoca. Ogni tanto mi vien voglia di rileggerlo, ma poi troppi ce ne sarebbero e quindi addio ai libri nuovi.
Sì, ho libri che ogni tanto ho voglia di rileggere (il Meme mi ci ha fatto riflettere), che per me sono come i testi sacri per un religioso. Non è che mi stia votando al fanatismo libresco liturgico, eh! È che su certi tomi s’è formato il mio gusto di lettore, e non solo, ho abbandonato vecchie idee per sposarne di nuove o mi hanno dato una mano a far la punta a quelle spuntate e rifinire quelle un po’ grossolane, che poi uno legge-- va beh, Io leggo… per completare me stesso, per cercare nelle idee altrui le parole giuste per raccontare quel che ho tumultuosamente e confusamente dentro (si, ho usato due avverbi in -mente uno dietro l’altro, pace). Ecco, per me, libri come questi, sono (tra gli altri) la trilogia Queste oscure materie di Pullman e Gli anni del riso e del sale di Kim Stanley Robinson, e non saprei neppure da che parte iniziare per dirvi cosa significano per me. 
Certo hanno avuto un peso sul mio passaggio da una fede fai-da-te (mai stato cattolico o cristiano neanche per cinque minuti nella mia vita) attraverso un agnosticismo sempre curioso della natura religiosa dell’uomo (più che di dio) all’ateismo confortevole degli ultimi tempi. Sì, perché ciò su cui già m’interrogavo prima e che in quelle pagine ho visto raccontato con altre voci e altri toni ha portato avanti il rimuginamento e in qualche modo aiutato a mettere in ordine i pensieri. Ve beh, non ve la faccio lunga perché ci vorrebbe un post apposito (che magari scriverò anche, se riesco a mettere le idee in ordine a sufficienza).

Ecco, un ultima cosa, tanto per assicurarmi di non dare alcun senso logico di continuità a questo post, è il “va beh” che – lo avrete notato – è un mio intercalare tipico, una locuzione con la quale faccio scorrere le cose fuori dal pantano in cui sovente faccio i fanghi. Non vi chiedo neanche se dà fastidio o vi disturba, tanto lo userei comunque. Lo tiro in ballo perché so di farne un uso abbondante, insieme a “beh”, “boh” e “bene” – le tre B del “sì, ma andiamo avanti” – all’unico scopo di tirarla fastidiosamente in lungo per quelli che si stanno domandando «Sì, ma qual è il punto? E ci arriverà mai?». Allora, fate pace con voi stessi: il punto non c’è. Questo è dichiaratamente un post “a cazzo”, no?
Ecco, volevo solo mettere lì che da quando mi sono messo a scrivere sono diventato più cosciente del mio modo di esprimermi, delle farsi che uso e della loro frequenza nel mio parlato oltre che nello scritto. Capita anche a voi? Giuro, a volte mi correggo mentalmente le frasi prima di dirle, o dopo averle dette, cercando la composizione migliore per esprimere il concetto. Dev’essere patologico, però finché non mi mandano dall’infermiera Ratched, va bene così. Il problema – o il vantaggio – delle locuzioni ricorrenti è che mi piacciono e non le mollo finché la nostra relazione non arriva a un dead end. Il fatto poi che scriva in modo colloquiale – anzi, esattamente come parlo – aiuta a sfruttare tutte queste espressioni che raccolgo in giro e di cui talvolta abuso.
Va beh (eccallà), in quest’ultima parte non ci avrete capito nulla o giù di lì, ma a me pareva bello finire così, lasciandovi quel senso di: «Non c’ho capito una mazza; o è un deficiente o è un genio!». Beh, non sarò io a svelare l’arcano, comunque i bookmakers di Londra danno “genio” solo 80 a 1, per dire.

11 commenti:

  1. adoro i post accazzo!
    bravo!
    io invece cerco sempre di metterci dell'accazzo in tutti, più o meno è la stessa cosa :))

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  2. Detto da te che sei lo re (ho fatto la rima), è il massimo! XD Infatti è per quello che ti leggo, mica perché scrivi roba interessante o fai utili recensioni su libri e autori che mi incuriosiscono. u_u Comunque adesso cambio il titolo in Post accazzo. XD

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  3. vabbè, io scrivo sempre "beh". anche se non lo dico quasi mai.

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  4. Be' i tuoi post accazzo sono comunque pieni di fascino leterario:-)

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  5. Piscu. Beh, io lo dico anche. :o)

    Ferru, così mi fai arrossire... adesso sono in tinta con la maglietta! :D

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  6. No! Mi hai fatto ricordare quella "cosa" di viscerale Bbruttezza(è il caso di mettere due b) che ho visto sfortunatamente al cinema : 2012,odissea al cinema. Un'odissea per gli spettatori chiaramente. Forse esagero, sarà anche perchè quella serata è stata veramente odiosa,per non dire le persone con cui stavo,per non dire "quel particolare periodo della mia vita" durato circa 4 anni e mezzo. So che non te ne frega un caiser ma ormai l'ho scritto e va beh. Si, anch'io sono una intercalare dipendente. Però ho capito che un po' piace. Lo scambiano per stile, contenti loro.

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  7. Guarda, visto il tipo di post in cui emerge di tutto un po', il tuo commento è perfetto, dato che a sua volta ha portato a galla qualche tuo ricordo. :) Hai ragione sull'intercalare scambiato per stile, è un po' come i tormentoni dei comici... solo che noi non ce li scriviamo prima, né lo facciamo apposta. Secondo me, è proprio arterio. :p

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  8. Perdindirindina, io odio gli intercalare, pofferbacco! Va beh, non è che uno deve per forza usare un boh, bah, beh e muh per esprimersi, però talvolta praticamente aiuta! Belin, però hai ragione al 100%, anche io da quando cerco di "rappresentare graficamente la lingua per mezzo di lettere o altri segni"(*) mi trovo a esprimermi verbalmente in maniera diversa e, soprattutto, a leggere in modo totalmente differente. Ergo: la pensiamo allo stesso modo, per cui sono propenso a ritenerti più genio che deficiente! ;)

    (*) "scrivere" mi pareva troppo azzardato.

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  9. Benvenuto, Gian!
    Sì, direi che siamo d’accordo, quindi siamo due geni. Tra l’altro, menomale che non sono il solo a farsi editing in testa quando parla – anche quando rifletto soltanto, Sob! – almeno non sono pazzo. Cioè, lo sono … ma almeno so che si tratta di una patologia diffusa.

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  10. Quel...tumultuosamente e confusamente dentro...mi affascina, forse perchè in un certo senso mi rispecchio...e poi quel "va beh" io scrivo vabbè, può essere una similitudine. Comunque un post coi caz...
    Saluti

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  11. Grazie e ben venuto anche a te, mark!
    A quanto pare gli intercalari fanno girare il mondo, e io che credevo fossero solo un singhiozzo linguistico o un'ossessione complusiva del linguaggio. XD

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