Il mio problema è che ho il fiato corto. Oh, e non dipende mica dal fatto che sono un po’ sovrappeso, e quindi di correre non se ne parla neppure. No, ho il fiato corto in generale. Per dire, nei giorni passati ho buttato fuori un post dietro l’altro dopo non ricordo neanche quanto tempo. Dico, mi sono spaventato anch’io! Oh, sta a vedere che prendo il ritmo e adesso scrivo ogni giorno come quelli seri. No, macché, il fiato mi ha tirato di nuovo corto e son capitombolato a neanche metà della maratona. Sì, ma poi, dove si corre? Va beh, non ne faccio un problema, è la stessa cosa quando non scrivo per il blog. Io, racconti davvero lunghi tipo quasi romanzo non ne ho mai sfornati, anche lì dopo un po’ mi tira il fiato e addio, se non mi fermo rischio di allungare con tanta di quell’acqua che faccio prima a versare la storia in mare. Stessa roba un con le passioni del momento, le brucio alla svelta salvo riprenderle poi in mano col tempo.
Ecco, ho un bel cioppo d’interessi che saltuariamente tornano a galla, tipo cattiva digestione o bolle di gas sottomarine. Ci sono i neanderthal e un po’ tutto ciò che concerne il paleolitico, poi, se andiamo indietro, tutta la storia evolutiva dell’uomo, e anche più in là i dinosauri e i loro contemporanei pterosauri (i miei preferiti fin da quand’ero bimbo), invece se riavvolgiamo rapidamente in avanti ci sono alcune civiltà sparpagliate per il mondo, una di queste è quella azteca su cui mi sto documentando più approfonditamente in questo periodo, ma già noto che cala la frequenza di lettura e quindi anche lì si vede che ho spinto troppo sull’acceleratore. Funziono così, un po’ male, ma ormai è un difetto di fabbricazione difficile da correggere. Tanto poi ritorna ciclicamente questa o quella curiosità, e allora diciamo che mi aggiorno su tutte queste cose secondo uno schema a dir poco erratico, tipo quelli che bendano un bambino e gli mettono la mano in una boccia per pescare i numeri. Sì, esattamente come al lotto – o alla lotteria (non ho mica capito la differenza, e visto che non m’interessa non ho mai colmato questa lacuna). Anche la voglia di scrivere è vagabonda, anzi più che altro si tratta dell’ispirazione.
Quella figlia di sultana è un gatto di strada, potete scommetterci i baffetti da sparviero che non avete. Ti fa le fusa e poi si distrae, mollandoti perché ha visto qualcosa che l’ha distratta, dal passero fuori dalla finestra alla cena pronta. Sta via per giorni e quando torna ti guarda come per dire, «Mi cercavi?». Oppure sono io che non ho disciplina – eh, su questo potete scommetterci l’ipofisi che invece avete per forza – non mi so gestire e vivo allo stato brado, mi comporto un po’ come quella miagolante figlia di una tigre nana, ecco perché tutto sommato non me la prendo e l’aspetto (magari anche perché essendo stato addestrato dalla mia gatta a vivere in funzione di una creatura adorabilmente dittatoriale), ormai sono di un accomodante che fa spavento. Ecco sì, magari ho il fiato corto proprio perché sono placido come un gatto. O un lago. O un lago di gatti. Se qualcosa attira la mia attenzione non lo mollo finché non ne sono stufo, spesso lasciando lì qualcos’altro che invece dovrei fare o terminare. Sarà per questo che tirare in lungo un racconto non è da me, anche se mi piacerebbe riuscire a scrivere un libro, e ho intenzione di provarci prima o poi, magari partendo da una serie di storie che si uniscono. Ecco sì, potrebbe essere l’unico modo per tirar fuori da me qualcosa del genere. Che poi è come funziono in ogni cosa, a piccole porzioni unite fra loro. Ecco, ma questo post non so come finirlo perché, appunto, mi tira il fiato, perciò chiudo qui e miao.
Ecco, ho un bel cioppo d’interessi che saltuariamente tornano a galla, tipo cattiva digestione o bolle di gas sottomarine. Ci sono i neanderthal e un po’ tutto ciò che concerne il paleolitico, poi, se andiamo indietro, tutta la storia evolutiva dell’uomo, e anche più in là i dinosauri e i loro contemporanei pterosauri (i miei preferiti fin da quand’ero bimbo), invece se riavvolgiamo rapidamente in avanti ci sono alcune civiltà sparpagliate per il mondo, una di queste è quella azteca su cui mi sto documentando più approfonditamente in questo periodo, ma già noto che cala la frequenza di lettura e quindi anche lì si vede che ho spinto troppo sull’acceleratore. Funziono così, un po’ male, ma ormai è un difetto di fabbricazione difficile da correggere. Tanto poi ritorna ciclicamente questa o quella curiosità, e allora diciamo che mi aggiorno su tutte queste cose secondo uno schema a dir poco erratico, tipo quelli che bendano un bambino e gli mettono la mano in una boccia per pescare i numeri. Sì, esattamente come al lotto – o alla lotteria (non ho mica capito la differenza, e visto che non m’interessa non ho mai colmato questa lacuna). Anche la voglia di scrivere è vagabonda, anzi più che altro si tratta dell’ispirazione.
Quella figlia di sultana è un gatto di strada, potete scommetterci i baffetti da sparviero che non avete. Ti fa le fusa e poi si distrae, mollandoti perché ha visto qualcosa che l’ha distratta, dal passero fuori dalla finestra alla cena pronta. Sta via per giorni e quando torna ti guarda come per dire, «Mi cercavi?». Oppure sono io che non ho disciplina – eh, su questo potete scommetterci l’ipofisi che invece avete per forza – non mi so gestire e vivo allo stato brado, mi comporto un po’ come quella miagolante figlia di una tigre nana, ecco perché tutto sommato non me la prendo e l’aspetto (magari anche perché essendo stato addestrato dalla mia gatta a vivere in funzione di una creatura adorabilmente dittatoriale), ormai sono di un accomodante che fa spavento. Ecco sì, magari ho il fiato corto proprio perché sono placido come un gatto. O un lago. O un lago di gatti. Se qualcosa attira la mia attenzione non lo mollo finché non ne sono stufo, spesso lasciando lì qualcos’altro che invece dovrei fare o terminare. Sarà per questo che tirare in lungo un racconto non è da me, anche se mi piacerebbe riuscire a scrivere un libro, e ho intenzione di provarci prima o poi, magari partendo da una serie di storie che si uniscono. Ecco sì, potrebbe essere l’unico modo per tirar fuori da me qualcosa del genere. Che poi è come funziono in ogni cosa, a piccole porzioni unite fra loro. Ecco, ma questo post non so come finirlo perché, appunto, mi tira il fiato, perciò chiudo qui e miao.

Altro giro, nuova corsa, venghino venghino signori e signori....le estrazioni non mi piacciono molto, mi danno il senso dell'impotenza, però le ricerche fin che durano mi affascinano.
RispondiEliminaBuon lavoro
Ti capisco perchè anch'io ho una tenuta limitata, su ogni cosa. A partire dalla lettura, visto che per leggere un romanzo di 300 pagine ci metto un mese, figuriamoci a scrivere.
RispondiEliminaPerò, poi penso a Borges che ha scritto alcune tra le cose più originali del XX secolo senza mai superare la dimensione del racconto; penso a Poe, a Howard, alla serie di Sherlock Holmes di Conan Doyle che ci ha scritto su anche un romanzo, ma fondamentalmente si compone di raccolte di racconti. Insomma, chi ha deciso che bisogna per forza scrivere un tomo di 300 pagine perchè sia valido?
Mark, grazie. :)
RispondiEliminaAriano, sono in buona compagnia. :)
Anche io a volte vado a fasi lunari, un interesse cresce, esplode, poi scema. In un mese. E amen! Si ricomincia.
RispondiEliminaEcco sì, direi che Fasi Lunari è la definizione più corretta! :D
RispondiEliminaEcco giusto, a piccoli passi, che se fatti bene poi viene fuori un intero viaggio.
RispondiEliminaBenvenuto e grazie per il commento. Sì, a piccoli passi si può fare tutto. :)
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