giovedì 1 aprile 2010

Eclipse, il Bignami 11 di 15

Iniziano gli allenamenti per la battaglia.

Capitanati dal Generale Rambo Jasper, i vampiri fanno gli sboroni davanti ai licantropi per far vedere quanto sono veloci e letali. I lupi li guardano – sono venuti in forma animale – ma sarebbero più impressionati se quelle piroette le facessero in tutù. I suggerimenti di Jasper però gli sembrano utili per cogliere i baby vampy di sorpresa. E poi chissà, magari un giorno quelle dritte gli serviranno per fare il culo proprio ai Cullen, quindi seguono la lezione.
Pare che i neonati combattano istintivamente, senza tecnica o talento, attaccando direttamente e a testa bassa (oltretutto sono energumeni senza cervello che si attaccano pure fra loro), quindi non si capisce bene cos’abbia da bullarsi Jasper, ma tutti pendono dalle sue labbra. Soprattutto i vampiri, che hanno completamente scordato il suo ruolo di personaggio inutile sullo sfondo nei libri precedenti, oltre alla volta che s’è fatto saltare il tappo perché Bella s’era tagliata con la carta. La parola “sfigato” non passa per la mente di nessuno, tranne al lettore.
In conclusione pianificano di attirare i cattivi con l’odore di Bella fino alla zona in cui vogliono affrontarli, poi lo copriranno con quello dei lupi e nasconderanno la cretina in montagna.

Dopo questa seratona, Bella dorme un giorno intero senza motivo apparente, visto che non ha fatto un cazzo a parte guardare quel pirla del suo moroso che si allenava al balletto con gli altri deficienti.

Al suo risveglio, c’è il moroso.
Ed vede il ciondolo che Jake ha regalato a Bella, e frigna perché lui non può farle dei regali visto che – lo sappiamo – compleanni, feste e affini, per la cretina sono tragedie da guardarsi con sospetto e/o ignorare bellamente.
Frigna uno, frigna due, frigna tre, Bella gli dà il permesso di regalarle qualcosa. Speriamo sia un calcio in bocca, ma non credo. Poi, per far vedere quant’è sensibile, Ed le racconta di aver letto nelle menti dei lupi e di aver scoperto che Embry potrebbe essere il fratellastro di Sam, Quill, o addirittura Jake, perché sua madre andava a trombare in giro. Infatti il padre ufficiale di Embry non è discendente diretto di Taha Aki, e sua madre viene addirittura da un’altra tribù, quindi l’unica possibilità è che abbia giocato a Scopa con uno degli Anziani.
Tutto questo il branco l’ha scoperto perché lo sapeva Leha, e siccome adesso è un lupo anche lei – ricordiamoci che in forma animale sono tutti legati telepaticamente – l’informazione ha fatto il giro subito. Tra l’altro nessuno sapeva che anche le femmine potessero diventare licantropi, così la fiducia nelle leggende sta lentamente andando a puttane e quarantotto.

Bella vuole unirsi alla battaglia.
«Voglio venire anch’io nella radura, Edward».
«No», disse in un tono che non ammetteva repliche.
All’istante pensai a un’altra soluzione.
Non dovevo stare per forza nella radura, mi bastava avere Edward al mio fianco.
Crudele, mi accusai, egoista, egoista, egoista! Non farlo! Ignorai il mio buon senso. Tuttavia non riuscii ad alzare gli occhi mentre parlavo. Il senso di colpa mi incollava lo sguardo al tavolo.
«Va bene, Edward, ascolta», sussurrai. «Le cose stanno così... Sono già impazzita una volta. Conosco i miei limiti. E non sopporto che tu mi lasci di nuovo».
Non volevo vedere la sua reazione, temevo di scoprire quanto dolore gli stavo infliggendo. Sentii un respiro profondo, poi più nulla. Fissai il piano del tavolo di legno scuro e desiderai di potermi rimangiare tutto. Ma non l’avrei fatto. Non se la cosa sortiva il suo effetto.
all’improvviso sentii le sue braccia intorno a mele sue mani che mi carezzavano il viso e le braccia. Era lui a confortare me. Il senso di colpa iniziò a travolgermi. Ma l’istinto di conservazione fu più forte. Non avevo più dubbi, Edward era fondamentale per la mia sopravvivenza.
«Lo sai che non è così, Bella», mormorò. «Non sarò lontano, e tornerò presto».
«Non ce la faccio», insistetti, senza alzare lo sguardo. «Non posso restare ad aspettare, senza sapere se tornerai o no. Come farò a resistere, anche se tornerai presto?».
Sospirò. «Andrà tutto liscio, Bella. È inutile che ti preoccupi».
«Davvero?».
«Sì, davvero».
«E ve la caverete tutti?».
«Tutti quanti», promise.
«Perciò è proprio impossibile che vi segua anch’io nella radura?».
«Certo. Alice mi ha appena informato che sono scesi a diciannove. Ce la faremo senza grandi sforzi».
«Va bene. Hai detto che sarà tanto semplice che a qualcuno toccherà stare in disparte», ripetei le parole che lui stesso aveva pronunciato la sera precedente. «Dicevi sul serio?».
«Sì».
Mi sembrava una mossa davvero scontata, avrebbe dovuto aspettarsela.
«Così semplice che tu potresti restare in disparte?».
Dopo un lungo silenzio, riuscii ad alzare gli occhi e lo guardai in volto.
Una bella gatta morta passivo aggressiva, non c’è che dire. Oltre che disperatamente bisognosa di terapia psicanalitica.
«Mi stai chiedendo di lasciarli combattere senza di me?», disse tranquillo.
«Sì». Fui sorpresa di riuscire a mantenere un tono pacato, malgrado il disgusto che sentivo. «Oppure di lasciarmi partecipare. Una o l’altra cosa, purché restiamo vicini».
Edward le prende il viso tra le mani, poi la lascia con Alice mentre va a parlare con Jasper. Intanto Bella lievita con goduria il senso di colpa, appena rovinato dalla mancanza di lamette con cui punirsi e gioire all’unisono.

Continua...

1 commento:

  1. Mi fa veramente pensa vedere come 'sta stronza della Meyer abbia infamato anche i poveri licantropi, dopo aver sbertucciato i vampiri.
    Manca solo il vecchio barone Frankenstein che fa il découpage invece dell'Allegro Chirurgo

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