martedì 29 settembre 2009

La vie est à nous

Su un muro dalle parti della stazione c’era una scritta: «La vie est à nous»*. Non era un bel graffito, anzi. Un semplice scarabocchio. Eppure passandoci davanti mi domandavo chi ne fosse l’autore, cosa pensasse in quel momento e così via. Mi piaceva, e un po’ mi rassicurava leggere frasi diverse dal solito. Chi era? Ricamavo su questo pensiero. Forse un immigrato che esprimeva il suo coraggio o la sua angoscia. Chissà, o magari un poeta metropolitano o un anziano comunista francese in esilio. Fantasticavo persino di bande di esistenzialisti che si sfidavano nella strade notturne, piovendo dal cielo come gli uomini di Magritte e sparendo nel nulla alle prime luci dell’alba, lasciando minuscole tracce del loro passaggio per chi le avesse colte. Era un bel sogno, ma col tempo le suggestioni che mi regalava si sono stemperate nell’abitudine. Ho pian piano smesso di farci caso, finché qualche tempo fa la scritta non c’era più. Qualcuno l’ha malamente coperta con un lavoro fatto di fretta, che non copre tutte le lettere ma piuttosto le sfregia, e su quel pasticcio ha scritto: «Vale ti amo». Beh, spero che questa Vale se lo meriti, perché là sotto c’è un pezzo della mia vita.

* La vita è nostra.

4 commenti:

  1. bellissimo post... sapevo di non essere l'unica a farmi certe psicopippe ;-)

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  2. Ne ho tante altre, ma a questa ero molto affezionato.

    Credo di aver scoperto quella scritta nel 2001 o anche prima, adesso che me l'hanno tolta noto molto di più le stronzate scritte in giro. Sarà che prima me le metteva in ombra.

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  3. Guarda qui, o Giuda:

    http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=27584

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  4. Sì, l’avevo scovato, infatti è per quello che tra i sospetti ho aggiunto il comunista francese in esilio! LOL

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