A me i cani piacciono ma non li capisco. Quando la mia gatta – anima santa del paradiso – mi ha programmato per le sue necessità, sono stato irrimediabilmente settato sulla voce “gatto”. Coi cani non so come interagire, mi piacciono e tutto quanto, ma fatico a capirli neanche parlassero un oscuro dialetto mesopotamico. Così, quando mi capita d’incontrarne uno, lo guardo negli occhi, sorrido... e subito dopo mi domando: «Aspetta, nella loro lingua questa non sarebbe una minaccia?» Insomma, non so come comportarmi, e le cose peggiorano quando sono loro a fissare me, perché non capisco cosa vogliano. In genere mi metto ad accarezzarli, perché con la mia gatta bastava un giro di coccole (il padrone, questo distributore automatico di affettuosità) e poi mi mollava lì. Fatto il servizio, amici come prima. I cani invece, mentre li accarezzo – e non è che capiti molto spesso – hanno la tendenza a fissarmi, quasi controllassero quello che sto facendo da qualche segnale nel mio sguardo. Che in quei momenti lì, ve lo dico, è perplesso anzichenò. Quindi i miei contatti coi cani si risolvono in una serie di sguardi confusi e contatti fisici limitati (con la micia conoscevo bene i limiti, a furia di unghiate ha scavato una bella Linea Maginot sul mio subconscio e pure sulle braccia), perciò restiamo lì come due alieni incontratisi casualmente in un bar e che, essendo i primi delle rispettive specie ad aver stabilito quel primo contatto, si sentono in dovere di svolgere per lo meno la parte formale. Poi, con tempi variabili, ci separiamo sempre con quello sguardo alla «chissà cos’avrà voluto dire?» per poi tornare sui nostri pianeti col primo volo. Io però sono recidivo, e pure loro, perché questo mistero lo vogliamo sviscerare, perciò la pantomima si ripete ogni volta, indipendentemente dal cane. Secondo me hanno fatto del sottoscritto un soggetto di studio, catalogato e segnalato ad altri per un secondo, terzo, quarto, quinto parere e così via. Un giorno, forse, il tizio che parla gattese e l’universo canino si capiranno, ma per il momento ci basterebbe una stele di Rosetta.
Il segreto per entrare in confidenza con i cani è “ascoltare” quello che hanno da dirti.
RispondiEliminaSe tu porgi loro il tuo orecchio attento, loro ti sonderanno con il loro naso dentro il tuo orecchio e ti riveleranno tutti i loro segreti. Li sentirai alitare intensamente e potrai ascoltare la loro anima canina.
In realtà, offrendo l'orecchio ti poni in posizione di vulnerabilità offrendo l'accesso alla tua gola, che è un segno di sottomissione e di riconoscimento della loro posizione “alfa”. Te ne saranno grati avendoti riconosciuto come un loro amico e ti faranno le coccole canine.
Ciao.
Siamo sicuri che assumere un atteggiamento di sottomissione verso un cane che non si conosce sia una buona idea? In genere, neppure il proprietario dovrebbe confonderlo con segnali atti a fargli credere di essere l'Alfa, visto che il cane NON è il capo branco. Ecco, sulla teoria sono preparato, è la pratica che mi frega.
RispondiEliminaOcchio, che poi il maschio alfa sottomette gli altri montandoli... :P
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