Scrivo questo post con una certa ansia, visto che nel corso dei precedenti tentativi è prima crashato due volte Word e poi tutta la baracca. Tuttavia, non pago delle frustrazioni fin qui accumulate, e imparata l’amara lezione, procedo al salvataggio ad ogni capoverso. Hai visto mai che la sfiga m’abbia riconosciuto e stia anche cercando di farmi il filo.
Ora, ecco i fatti che cercavo di narrare prima che ogni accidente si concentrasse sul PC come una Spada di Murphy. Naturalmente, riguardano la collega A. Ciò che l’universo c’insegna è che ogni forma di vita perseguirà il suo scopo, tant’è grande l’istinto che la sostiene, e la A non è da meno. Guidata dall’istinto plurimillenario di miliardi e miliardi di pirla prima di lei, la A riesce a fare il danno maggiore quand’è convinta di far bene, e in assoluta certezza si appresta a svolgere la sua funzione primaria: mandare qualcosa a puttane e quarantotto producendo il massimo del danno col minimo dello sforzo. È una dote non rara ma che sicuramente richiede un’abilità soprannaturale. I fatti, in breve (si fa per dire) sono i seguenti.
Ieri un signore è venuto a prenotare degli esami per la moglie, tra i quali un tampone faringeo. Ahi lui, era il pomeriggio della A! Le analisi del sangue non hanno prodotto problemi, se non si tiene conto della lentezza della A che getta verde invidia sui bradipi (che già son verde alga di loro, ma al pensiero della A acquisiscono un’intensa fosforescenza), il guaio è giunto con precisione chirurgica quand’è stato il turno del tampone. Io avevo provveduto a farle prenotare un prelievo microbiologico e una coltura del tampone faringeo. Non l’avessi mai fatto! Eresia! La A è insorta, argomentando che la coltura non è l’esame faringeo ma l’antibiogramma (che viene eseguito a descrizione del laboratorio, e non è pertanto prenotabile da noi). Ho provato a farle notare che le due cose non si conoscono se non per sentito dire, ma non ha dato cenno di arrendersi, con l’aggravante d’aver convinto il tizio che dopotutto “la signora” aveva ragione (c’è ancora gente che dà retta a chi è più vecchio solo perché sì, ma ancora non han capito che “cent’anni in più non fanno mezza ragione”). E vabbè, dopo aver timidamente fatto notare che la sigla per l’antibiogramma è ABG e quella per la coltura è TAMFAR (che sta per tampone faringeo, magari?), sono stato messo all’angolo. Ho detto al tizio di fare come voleva, e una volta lì di sentire le infermiere perché avrebbe eventualmente pagato qualcosa in più a parte. Lui s’è detto soddisfatto e tanti saluti.
Proprio perché il cervello dei pirla funziona in modo diverso dagli esseri umani, dopo un po’ (una mezz’oretta, diciamo) la A sviluppa un dubbio. Io la guardo come aspettando le lingue di fuoco della Pentecoste o la colomba splendente dello Spirito Santo che le reca un’illuminazione tardiva. Invece niente, solo un leggero disperdersi delle nebbie nello sguardo che io accolgo con un serafico “lo sapevo”. E lei attacca: «Ma sai che forse mi sono sbagliata?» Io, senza farmi pregare, butto lì: «Te l’avevo detto». Lei ci riflette su, torna a guardarsi la prenotazione, fa un altro tentativo, mi chiede due o tremila volte i codici per i tamponi, e alla fine esclama giubilante:«Ecco, è così che si fa!» Io la guardo come a un criceto che scopre la ruota: «E infatti quello è come l’avevo fatto io all’inizio». È costretta a capitolare: «Ah». Ma, signori e signore, qui sta il guizzo di genio che si annida in ogni pirla facendone principi tra gli idioti: «Eh, be’… si aggiusterà» liquida apparentemente.
Ma non sarebbe la A se tutto finisse qui, oh no… infatti stamattina mi telefona quando sono appena smontato dal letto: «Giuda, eh ma sai che quello che abbiamo fatto ieri non va mica bene…?» trattengo un istintivo “abbiamo?” e opto per un lapidario: «Io te l’avevo detto». Tentenna: «Sì, be’…» insomma, mi chiede di sistemare tutto in mattinata, correggendo la prenotazione e avvertendo la signora, dopodiché dovrei richiamarla per dirle com’è andata. Ossia lei fa i danni e io metto le toppe. O le pentole e i coperchi, come vi pare. Fatto sta che non ho molta scelta, perciò arrivo in ufficio e comunico tutto alla collega N, che porta le mani a coprirsi il viso esclamando: «Oh, Signùr…!» gesto che la N ripete ormai con costanza matematica (ci puoi regolare l’universo) quando si parla della A o della SI. Vado pertanto a sistemare il danno, non fosse per il fatto che adocchio la data: questo lunedì. In più, per ineluttabile e murphiana legge del danno cui si aggiunge la beffa, non risponde nessuno al telefono quando chiamo per avvertire. Chiamo allora la A, informandola di come il piccolo danno si stia rapidamente evolvendo in una partitella a domino tra lei e i miei coglioni. Lei, con la sicumera dei pirla in battaglia, afferma che la chiamerà ripetutamente per tutto il fine settimana finché non la troverà, per dirle di passare lunedì mattina… e io a questo punto eseguo il sacro lavacro delle mani mentre la N torna a regolare l’universo sul meridiano giusto. Poi mi sorge una riflessione: noi apriamo alle 08:30 e l’ambulatorio chiude alle 09:00, la signora ha quindi mezz’ora di tempo per passare da noi a ritirare l’impegnativa giusta, andare in banca a pagare e precipitarsi in ambulatorio per il tampone. E le va bene che siamo tutti in centro e che il centro è pure piccolo! Enuncio quindi queste riflessioni alla collega N (che lunedì aprirà l’ufficio), facendole presente che una signora con la bava alla bocca e il senso dell’umorismo di un ayatollah potrebbe far capolino in cerca di sangue o carne umana… lei si assicura un attimo che l’universo sia ben diritto sul suo asse, dopodiché fa: «Oh, quando mi vede si accorgerà che non sono la A…» ma non bisogna sottovalutare la tendenza dell’utente medio di fare di tutta l’erba un fascio (noi, d’altra parte, lo facciamo abbastanza spesso con le loro categorie) e incazzarsi col primo operatore a tiro, anche se non è quello che t’ha mandato a puttane e quarantotto l’appuntamento o quant’altro. In ogni modo, la N ha detto che aprirà dieci minuti prima per dare alla signora un po’ di margine in più in caso si presentasse immediatamente (e anche per fare un po’ di training autogeno in previsione della grandinata di madonne che potrebbe venire giù).
Questi, ad ora, sono i fatti. Ogni evoluzione si avrà lunedì, nella speranza che la A venga mandata affanculo. Ora invece spiego meglio perché, lì per lì, non ho dato del pirla alla A e al tizio zittendoli con violenza: la A ha esperienza di laboratorio, essendo stata infermiera prima di passare alla mansione attuale, io invece sono sempre stato qui e non conosco le modalità interne dell’ambulatorio, anche se ho un’esperienza di logica che invece alla A difetta abbondantemente. Ma tant’è… La gente le dà ascolto per l’età e l’esperienza. Qui però la A è neofita, e in genere quando le dico di saltare, lei, male, ma lo fa. Su ciò che ha a che fare col suo precedente ruolo, invece, apriti cielo e fatti cattedrale perché la A sale in pulpito. E allora non ce n’è per nessuno, perché tu sei giovane o non sai come vanno le cose in ambulatorio… mentre lei, dall’alto della sua esperienza, conosce vita, morte e miracoli di ogni provetta. Impossibile comunque, visto che le disposizioni cambiano giornalmente e che abbiamo il raccoglitore delle circolari con novità e aggiornamenti che si gonfia di giorno in giorno, perciò figurati se è tutto rimasto uguale anche solo all’anno scorso… ma lei resta salda nella sua fede, per l’Onore, la Gloria e l’Azienda Sanitaria! Tanto che, tempo fa, un paziente aveva rinunciato ad una data dall’otorino, e a lei serviva per il marito, quindi l’ha presa… niente, il giorno dopo, in preda a lancinanti sensi di colpa, mi chiama per toglierla perché non vuole approfittarsi di un posto lasciato da un altro utente. Ho tralasciato di farle notare che anche suo marito è un’utente del Sistema Sanitario Nazionale perché so bene quanto la logica le resti indigesta, e l’ho accontentata facendo quella che secondo me era una cazzata annunciata. Ma questa è la A e bisogna farci i conti.
Bene, esaurito l’argomento A ho una nota divertente da aggiungere alla mattinata. È passata una signora che ha voluto a tutti i costi lasciarmi un barattolo di marmellata fatta in casa: «L’ho fatta con uva americana», ha trillato con orgoglio, «buonissima e ottima per le torte!» Ringrazio, un po’ sorpreso perché è la prima volta che mi capita, e prometto di portare il secondo barattolo alla C al piano di sopra, come richiesto. Quando la signora se ne va, faccio quanto detto e vengo accolto dalla C con un: «Oh, Signore, è arrivata la marmellata?» inizio a insospettirmi per la mancanza d’entusiasmo mostrata dalla C, ma non ci faccio troppo caso e la metto in borsa e riprendo il mio lavoro. Dopo un po’, scende la C: «Ma hai guardato il tuo barattolo?» Io: «No, perché?» Mi fa: «Guarda il mio» ed esibisce un vasetto che sembra contenere vomito liquido, allorché estraggo prontamente il mio barattolo dalla borsa e scarto con ansia. Be’, il mio era colmo di una sostanza marrone e solida immersa in un liquido rosso brillante, praticamente alla C era toccato il vomito di gatto e a me la merda sotto spirito… in fine, leggiamo gli ingredienti: arance, mele, limone, peptina (peptina?), ecc. insomma, tutto tranne uva, americana anche meno. Ovviamente il barattolo non è arrivato fino a casa.
Bene, qui si concludono le avventure del venerdì, e come dice Porky Pig alla fine di ogni cartone animato Warner: Questo è tutto, gente!
Ora, ecco i fatti che cercavo di narrare prima che ogni accidente si concentrasse sul PC come una Spada di Murphy. Naturalmente, riguardano la collega A. Ciò che l’universo c’insegna è che ogni forma di vita perseguirà il suo scopo, tant’è grande l’istinto che la sostiene, e la A non è da meno. Guidata dall’istinto plurimillenario di miliardi e miliardi di pirla prima di lei, la A riesce a fare il danno maggiore quand’è convinta di far bene, e in assoluta certezza si appresta a svolgere la sua funzione primaria: mandare qualcosa a puttane e quarantotto producendo il massimo del danno col minimo dello sforzo. È una dote non rara ma che sicuramente richiede un’abilità soprannaturale. I fatti, in breve (si fa per dire) sono i seguenti.
Ieri un signore è venuto a prenotare degli esami per la moglie, tra i quali un tampone faringeo. Ahi lui, era il pomeriggio della A! Le analisi del sangue non hanno prodotto problemi, se non si tiene conto della lentezza della A che getta verde invidia sui bradipi (che già son verde alga di loro, ma al pensiero della A acquisiscono un’intensa fosforescenza), il guaio è giunto con precisione chirurgica quand’è stato il turno del tampone. Io avevo provveduto a farle prenotare un prelievo microbiologico e una coltura del tampone faringeo. Non l’avessi mai fatto! Eresia! La A è insorta, argomentando che la coltura non è l’esame faringeo ma l’antibiogramma (che viene eseguito a descrizione del laboratorio, e non è pertanto prenotabile da noi). Ho provato a farle notare che le due cose non si conoscono se non per sentito dire, ma non ha dato cenno di arrendersi, con l’aggravante d’aver convinto il tizio che dopotutto “la signora” aveva ragione (c’è ancora gente che dà retta a chi è più vecchio solo perché sì, ma ancora non han capito che “cent’anni in più non fanno mezza ragione”). E vabbè, dopo aver timidamente fatto notare che la sigla per l’antibiogramma è ABG e quella per la coltura è TAMFAR (che sta per tampone faringeo, magari?), sono stato messo all’angolo. Ho detto al tizio di fare come voleva, e una volta lì di sentire le infermiere perché avrebbe eventualmente pagato qualcosa in più a parte. Lui s’è detto soddisfatto e tanti saluti.
Proprio perché il cervello dei pirla funziona in modo diverso dagli esseri umani, dopo un po’ (una mezz’oretta, diciamo) la A sviluppa un dubbio. Io la guardo come aspettando le lingue di fuoco della Pentecoste o la colomba splendente dello Spirito Santo che le reca un’illuminazione tardiva. Invece niente, solo un leggero disperdersi delle nebbie nello sguardo che io accolgo con un serafico “lo sapevo”. E lei attacca: «Ma sai che forse mi sono sbagliata?» Io, senza farmi pregare, butto lì: «Te l’avevo detto». Lei ci riflette su, torna a guardarsi la prenotazione, fa un altro tentativo, mi chiede due o tremila volte i codici per i tamponi, e alla fine esclama giubilante:«Ecco, è così che si fa!» Io la guardo come a un criceto che scopre la ruota: «E infatti quello è come l’avevo fatto io all’inizio». È costretta a capitolare: «Ah». Ma, signori e signore, qui sta il guizzo di genio che si annida in ogni pirla facendone principi tra gli idioti: «Eh, be’… si aggiusterà» liquida apparentemente.
Ma non sarebbe la A se tutto finisse qui, oh no… infatti stamattina mi telefona quando sono appena smontato dal letto: «Giuda, eh ma sai che quello che abbiamo fatto ieri non va mica bene…?» trattengo un istintivo “abbiamo?” e opto per un lapidario: «Io te l’avevo detto». Tentenna: «Sì, be’…» insomma, mi chiede di sistemare tutto in mattinata, correggendo la prenotazione e avvertendo la signora, dopodiché dovrei richiamarla per dirle com’è andata. Ossia lei fa i danni e io metto le toppe. O le pentole e i coperchi, come vi pare. Fatto sta che non ho molta scelta, perciò arrivo in ufficio e comunico tutto alla collega N, che porta le mani a coprirsi il viso esclamando: «Oh, Signùr…!» gesto che la N ripete ormai con costanza matematica (ci puoi regolare l’universo) quando si parla della A o della SI. Vado pertanto a sistemare il danno, non fosse per il fatto che adocchio la data: questo lunedì. In più, per ineluttabile e murphiana legge del danno cui si aggiunge la beffa, non risponde nessuno al telefono quando chiamo per avvertire. Chiamo allora la A, informandola di come il piccolo danno si stia rapidamente evolvendo in una partitella a domino tra lei e i miei coglioni. Lei, con la sicumera dei pirla in battaglia, afferma che la chiamerà ripetutamente per tutto il fine settimana finché non la troverà, per dirle di passare lunedì mattina… e io a questo punto eseguo il sacro lavacro delle mani mentre la N torna a regolare l’universo sul meridiano giusto. Poi mi sorge una riflessione: noi apriamo alle 08:30 e l’ambulatorio chiude alle 09:00, la signora ha quindi mezz’ora di tempo per passare da noi a ritirare l’impegnativa giusta, andare in banca a pagare e precipitarsi in ambulatorio per il tampone. E le va bene che siamo tutti in centro e che il centro è pure piccolo! Enuncio quindi queste riflessioni alla collega N (che lunedì aprirà l’ufficio), facendole presente che una signora con la bava alla bocca e il senso dell’umorismo di un ayatollah potrebbe far capolino in cerca di sangue o carne umana… lei si assicura un attimo che l’universo sia ben diritto sul suo asse, dopodiché fa: «Oh, quando mi vede si accorgerà che non sono la A…» ma non bisogna sottovalutare la tendenza dell’utente medio di fare di tutta l’erba un fascio (noi, d’altra parte, lo facciamo abbastanza spesso con le loro categorie) e incazzarsi col primo operatore a tiro, anche se non è quello che t’ha mandato a puttane e quarantotto l’appuntamento o quant’altro. In ogni modo, la N ha detto che aprirà dieci minuti prima per dare alla signora un po’ di margine in più in caso si presentasse immediatamente (e anche per fare un po’ di training autogeno in previsione della grandinata di madonne che potrebbe venire giù).
Questi, ad ora, sono i fatti. Ogni evoluzione si avrà lunedì, nella speranza che la A venga mandata affanculo. Ora invece spiego meglio perché, lì per lì, non ho dato del pirla alla A e al tizio zittendoli con violenza: la A ha esperienza di laboratorio, essendo stata infermiera prima di passare alla mansione attuale, io invece sono sempre stato qui e non conosco le modalità interne dell’ambulatorio, anche se ho un’esperienza di logica che invece alla A difetta abbondantemente. Ma tant’è… La gente le dà ascolto per l’età e l’esperienza. Qui però la A è neofita, e in genere quando le dico di saltare, lei, male, ma lo fa. Su ciò che ha a che fare col suo precedente ruolo, invece, apriti cielo e fatti cattedrale perché la A sale in pulpito. E allora non ce n’è per nessuno, perché tu sei giovane o non sai come vanno le cose in ambulatorio… mentre lei, dall’alto della sua esperienza, conosce vita, morte e miracoli di ogni provetta. Impossibile comunque, visto che le disposizioni cambiano giornalmente e che abbiamo il raccoglitore delle circolari con novità e aggiornamenti che si gonfia di giorno in giorno, perciò figurati se è tutto rimasto uguale anche solo all’anno scorso… ma lei resta salda nella sua fede, per l’Onore, la Gloria e l’Azienda Sanitaria! Tanto che, tempo fa, un paziente aveva rinunciato ad una data dall’otorino, e a lei serviva per il marito, quindi l’ha presa… niente, il giorno dopo, in preda a lancinanti sensi di colpa, mi chiama per toglierla perché non vuole approfittarsi di un posto lasciato da un altro utente. Ho tralasciato di farle notare che anche suo marito è un’utente del Sistema Sanitario Nazionale perché so bene quanto la logica le resti indigesta, e l’ho accontentata facendo quella che secondo me era una cazzata annunciata. Ma questa è la A e bisogna farci i conti.
Bene, esaurito l’argomento A ho una nota divertente da aggiungere alla mattinata. È passata una signora che ha voluto a tutti i costi lasciarmi un barattolo di marmellata fatta in casa: «L’ho fatta con uva americana», ha trillato con orgoglio, «buonissima e ottima per le torte!» Ringrazio, un po’ sorpreso perché è la prima volta che mi capita, e prometto di portare il secondo barattolo alla C al piano di sopra, come richiesto. Quando la signora se ne va, faccio quanto detto e vengo accolto dalla C con un: «Oh, Signore, è arrivata la marmellata?» inizio a insospettirmi per la mancanza d’entusiasmo mostrata dalla C, ma non ci faccio troppo caso e la metto in borsa e riprendo il mio lavoro. Dopo un po’, scende la C: «Ma hai guardato il tuo barattolo?» Io: «No, perché?» Mi fa: «Guarda il mio» ed esibisce un vasetto che sembra contenere vomito liquido, allorché estraggo prontamente il mio barattolo dalla borsa e scarto con ansia. Be’, il mio era colmo di una sostanza marrone e solida immersa in un liquido rosso brillante, praticamente alla C era toccato il vomito di gatto e a me la merda sotto spirito… in fine, leggiamo gli ingredienti: arance, mele, limone, peptina (peptina?), ecc. insomma, tutto tranne uva, americana anche meno. Ovviamente il barattolo non è arrivato fino a casa.
Bene, qui si concludono le avventure del venerdì, e come dice Porky Pig alla fine di ogni cartone animato Warner: Questo è tutto, gente!
- Nota: nel corso della produzione di questo post il PC è crashato 4 volte (attualmente sto scannerizzando con l'antivirus), sono pertanto portato a credere che parlare della A porti sfiga o che il mio PC stia tirando le zampine in aria... in ogni caso, speriamo in meglio.
Baci,
Giuda.
è riapparso! :asd:
RispondiEliminaInteressante giornata, ma soprattutto noto che vi fanno dei bellissimi regali :asd:
Comunque io un giretto a Fontanellato lo farei, anche se, con le idee che ti ritrovi non so quanto possa giovarti...magari assolda un manipolo di arzille signore affinchè pregando per te annullino i devastanti effetti della collega A.
Ricordati che lo stupido è colui che con il minimo sforzo riesce a causare il massimo danno possibile a tutte le persone che lo circondano, sè stesso compreso...e mi pare proprio questo il caso :asd:
Regali prelibati, guarda… preferivo i dieci euro di mancia che mi aveva dato una signora quando stavo alla Prefetture F della Città F! Asd!
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