mercoledì 10 dicembre 2008

Praga o cara

Sono tornato ieri sera, ancora vivo lo stordimento, cui non ha giovato l’essermi tratto in stato comatoso sul divano fino a poco fa. Stamattina sono andato in ufficio, malgrado la neve e lo scarso afflusso di gente. Ho provato a buttar giù un resoconto, ma più andavo avanti più mi accorgevo di aver saltato le cose che contano, perciò rifaccio tutto elencando i punti salienti.

Praga è una gran bella città, non ci piove, anzi ha piovuto solo un giorno e poi basta. Ricorderò sempre il trdelnik (un dolce tipico), che lì per lì è stato affettuosamente battezzato “trodolo”, e i coniglietti del centro commerciale dove facevamo colazione – «Ah, i conigli di Praga!» – e con un po’ meno affetto la cameriera borsata dalla vita che ci serviva la colazione, sbagliando sempre qualcosa. interessante la politica delle mance, perché ogni locale, tipo città stato, ha una legislazione autonoma che può essere in antitesi col vicino. Gran fiumane di gente lambiscono i palazzi come l’acqua alta a Venezia, e la quantità di turisti italiani è la solita: troppi. Tuttavia c’è ordine e pulizia, gli operatori ecologici sono sempre all’erta per impedire che quell’animale noto come turista imbratti la città con le peggio cose (ho avvistato un paio di mamme intente a cambiare il bimbo smerdato per la strada). Ottima la cucina locale, a parte quella compresa nel prezzo del Tour – ma vabbè, anche la guida ci aveva avvertiti –, che abbiamo onorato ogni giorno, evitando con cura certosina i locali per turisti e le pizzerie. Oltre al Tour di Praga abbiamo affrontato anche il Tour dei Fantasmi, che doveva far parte di una gara di podismo, perché la fanciulla aveva un passo da maratoneta che non conosce pietà, ad ogni modo ci ha reso partecipi della natura vagamente etilista dei fantasmi di Praga e per estensione della sua popolazione al gran completo, oltre ad averci edotti sulle proprietà del giallo che attirerebbe fantasmi e insetti. Altra attrattiva è stata la statua meccanica avvistata al Museo di Kafka, davvero imperdibile per dinamica idraulica, espressività delle forme e plasticità del movimento.
In sostanza il viaggio è stato appagante, divertente, stancante e interessante, in proporzioni variabili lungo l’arco della giornata. Ho dormito male fino all’ultima sera, quando – sempre sia lodato! – l’Actigrip mi ha steso, ma è colpa dei cuscini a mozzarella triste che pullulano negli alberghi e nei residence. Per ovviare in parte al problema, ho infilato la valigia nella federa per dare più “corpo” a quella molle sostanza, e bene o male ha funzionato, almeno il collo era solo indolenzito e non rotto. Tralascio l’argomento piedi, che si sono guadagnati una menzione speciale e la legion d’onore allo sforzo stoico e giornaliero di portarmi qua e là. In buona sostanza, questo è quanto.

7 commenti:

  1. mai lessi recensione piu' azzeccata :-D
    hai colto esattamente lo spirito del nostro viaggio ;-)

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  2. Tenchiu!
    Ho scordato solo di citare lo stormo d’anatre che è stato abbattuto a colpi di posateria e mascelle. Asd!

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  3. ...per non parlare del porco gambizzato, o del famoso piatto vegetariano praghese: il porco :asd:
    Finalmente ne ho scritto anche io...

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  4. mmmm... mi pare di capire che il porco vada molto di moda da quelle parti.
    La fontana è imbarazzante, potrebbe far parte del nostro arredo urbano.
    Ma a parte tutto mi sembra che vi siate goduti la vacanza.

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  5. Mi manca il concetto di borsata dalla vita, che trovo anche alla nostra comune amica: di che si tratta?

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  6. Mauro: è stato bello il primo locale dove abbiamo scoperto che nel piatto vegetariano c’è il formaggio e – a volte – il bacon. I cechi hanno capito tutto della vita!

    Dunque, dicesi “borsata/o dalla vita” di donna (o uomo) che non ha voglia di fare un cazzo, stanca/o di tutto; della vita, dell’universo e tutto quanto. Una/o che fa le cose “alla carlona” (altra espressione che indica lo svolgere un compito “tanto per fare”, quindi male e a casaccio). Il/la borsato/a dalla vita è un essere stanco e infastidito da tutto e tutti, annoiato e stufo, persino di cose di cui non è pienamente cosciente. Ha le palle girate 24h su 24 e non conosce cortesia, la pazienza gli viene male anche simulata e in genere non si dà neppure la pena di fingere che non sia così. Di solito risponde male (non ti ascolta o è semplicemente stufo/a a prescindere) su qualsiasi cosa e/o argomento. Quando non è riferito all’ambiente lavorativo, l’espressione può limitarsi a indicare una persona che è talmente stufa da non prendersi neppure la briga di cadere in un’onesta depressione (perché sarebbe troppo stancante), perciò resta a ciondolare in uno stato semi vegetativo che la qualifica appena un gradino al di sopra delle piante d’appartamento quanto a mobilità ed entusiasmo.

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  7. Capito, ho inquadrato in pieno il soggetto

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