Non lo è perché ormai siamo a Natale inoltrato e non lo è perché, be’… non avevo voglia né idee per scriverne uno. Il punto è che ogni anno tutti i post di tutti i blog si somigliano, riunendosi nelle due macrocategorie pro e contro; chi ama il Natale (o lo adora sperticatamente, indulgendo in sdolcinatezze stucchevoli perfino per una festività a base di torroni, fichi, datteri, panettoni e compagnia bella) e chi lo detesta (con relativa invettiva anticapitalista, da Babbo Natale come mascotte del consumismo al presunto significato autentico della ricorrenza, ecc.), passando per tutte le possibili sfumature e variazioni. Il fatto è che il sottoscritto, vivendoselo da un po’ d’anni ormai, non ci pensa proprio più, e anzi è arrivato ad accettarne serenamente le contraddizioni, anche se personalmente si stufa ogni anno di più a forza di addobbare l’albero, perciò dall’anno prossimo basta, un paio di decorazioni, un centrotavola, et voilà. Non è che il Natale mi stia sulle scatole, è che mi annoio terribilmente a fare e disfare le decorazioni, per il resto mi piace anche.
Okay, una cosa che mi scoccia c’è; in questo periodo dell’anno si raggiunge il picco di frasi fatte e luoghi comuni, il dolce tipico non è il panettone o il pandoro ma l’aria fritta (meglio se intensamente zuccherata): non è Natale senza neve, a Natale siamo tutti più buoni, si è perso il vero significato del Natale, tanto è una festa consumistica, ma lo sapevate che Babbo Natale è stato inventato dalla Coca Cola?, io odio il Natale, io amo il Natale, ecc. Tuttavia non è giusto lamentarsi, dopotutto è una festa fatta anche di questi luoghi comuni, e se nessuno li dicesse, qualcuno si sentirebbe in dovere di farlo. Un po’ come ai funerali, quando mancano le parole e tutti ripetono: condoglianze, ci mancherà, lo conoscevo bene, sono sempre i migliori che se ne vanno, siamo nati per soffrire, ecc. Così Natale è un po’ come se fosse il funerale di una persona cara, o la ricorrenza in cui si ricorda che finché siamo vivi ci possiamo abbuffare, immergendoci nel consumismo e nell’autoindulgenza, perché un dì tutti moriremo. Non credo si festeggi la nascita del messia di un culto religioso, l’amore per il prossimo o la pace in terra per gli uomini di buona volontà, secondo me festeggiamo la nostra vita qui e oggi, godendo del presente perché del doman non v’è certezza. Sarà consumistico e mortaccino, ma per me, questo è il significato del Natale.
Okay, una cosa che mi scoccia c’è; in questo periodo dell’anno si raggiunge il picco di frasi fatte e luoghi comuni, il dolce tipico non è il panettone o il pandoro ma l’aria fritta (meglio se intensamente zuccherata): non è Natale senza neve, a Natale siamo tutti più buoni, si è perso il vero significato del Natale, tanto è una festa consumistica, ma lo sapevate che Babbo Natale è stato inventato dalla Coca Cola?, io odio il Natale, io amo il Natale, ecc. Tuttavia non è giusto lamentarsi, dopotutto è una festa fatta anche di questi luoghi comuni, e se nessuno li dicesse, qualcuno si sentirebbe in dovere di farlo. Un po’ come ai funerali, quando mancano le parole e tutti ripetono: condoglianze, ci mancherà, lo conoscevo bene, sono sempre i migliori che se ne vanno, siamo nati per soffrire, ecc. Così Natale è un po’ come se fosse il funerale di una persona cara, o la ricorrenza in cui si ricorda che finché siamo vivi ci possiamo abbuffare, immergendoci nel consumismo e nell’autoindulgenza, perché un dì tutti moriremo. Non credo si festeggi la nascita del messia di un culto religioso, l’amore per il prossimo o la pace in terra per gli uomini di buona volontà, secondo me festeggiamo la nostra vita qui e oggi, godendo del presente perché del doman non v’è certezza. Sarà consumistico e mortaccino, ma per me, questo è il significato del Natale.
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RispondiEliminaSono pienamente d'accordo.
RispondiEliminaLa maggioranza delle frasette natalizie che citi mi sembrano uscire dalla versione del Costanzo Show fatta da Topolino, e quanto al vero significato del natale... credo che ognuno abbia il proprio, puramente personale.
Io, da sempre, mi vivo la giornata del 25 dicembre come punitiva, come un'espiazione (nel senso del plumbeo film con Vanessa Redgrave): visto che bene o male si finisce per passarlo con una famiglia dalla quale cerchi di stare il più lontano possibile per puro istinto di autoconservazione cerco di fare in modo che passi il prima possibile, magari cercando di non assassinare nessuno o di non diventare velenoso al punto di aprire bocca e di mettere davanti a tutti quello che penso in certi istanti.
In fin dei conti è solo una mezza giornata all’anno, e si può reggere.