lunedì 28 novembre 2011

Automobilisti

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Io non guido, ho problemi di vista, quindi sono un pedone o un passeggero. I miei problemi con gli automobilisti però riguardano solo la questione pedonale, quindi ne approfitto per dirgli un paio di cose. 
Io non vi vedo. 
Con tutta la buona volontà, dietro quei finestrini oscurati, voi potere anche agitare le braccia, fare gestacci e nominare madonne come un prete in omelia, ma resta il fatto che non vi vedo e non vi sento. Fate la pace con questo. I vetri antiriflesso mi impediscono di guardarvi negli occhi e capire le vostre intenzioni. Io guardo i fanali dell’auto, controllo se mettete la freccia, se rallentate, e per buona misura resto sul marciapiede finché non date segno di sana e robusta costituzione mentale.
A volte mi dico pure che guardo l’auto perché alcuni di voi diventano l’automobile.
Non c’è niente da fare, ci sono quelli che a bordo di una carrozzeria ben più solida della mia, hanno una regressione medievale alla Giostra Cavalleresca. In armatura e destriero, bulleggiano sul povero fante appiedato oppure si votano agli atti di generosa e spontanea cavalleria.
Ecco, parliamo anche di questo.
Io apprezzo che vi fermiate per lasciarmi passare, e quand’è possibile ne approfitto volentieri e con gratitudine, ma se sull’altra corsia non mostrano la medesima cortesia – e io devo attraversarle entrambe per arrivare dall’altra parte – magari aspetto che il traffico diminuisca in ambo i sensi, quindi è inutile darci al balletto di convenevoli. «Passi lei». «No, insisto, passi lei». «No, guardi, mi offendo! Proceda». «Non sia mai! Prima lei», e così via che facciamo notte. Se io, pedone, ti faccio segno di andare, è perché non voglio morire sull’altra corsia, dove gli altri cavalieri stanno ancora giostrando.
 
Quindi ricapitoliamo: 1). non fate segni o sacramentate quando non vi vedo e non vi sento. Se avete necessità di comunicare con me, abbassate il finestrino; 2). quando volete fare i cavalieri, fidatevi se vi dico “no, grazie” e magari date un’occhiata all’altra corsia per capire il mio timore.
Aggiungo una cosa che mi è venuta in mente adesso; quando fa buio, i fari negli occhi non aiutano un cazzo – e scusate il portoghese – quindi se inchiodate per farmi passare, io non mi fido perché non vedo manco le frecce. Quindi, se vi faccio cenno di passare, voi passate. Non è per scortesia, è chiaro che anch’io sto andando da qualche parte… ma ci voglio arrivare vivo!
 
Ecco, mi auguro di esservi stato utile e che la prossima volta non attentiate alla mia vita con la vostra squisita gentilezza, che apprezzo, ma – adesso lo capite – devo gestire fra tutti voi, Cavalieri della Rosa e della Sgommata. Buona Giostra.

sabato 26 novembre 2011

Superstizione

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Io sono un senza dio scettico e sarcastico, e passi. Ma voi, in cose tipo l’oroscopo, gli UFO, la criptozoologia e la fine del mondo, ci credete? No, perché: 1). non vedo come una configurazione astrale apparente, che a noi sembra vagamente un sagittario o una tazzina, possa influenzare le nostre vite; 2). se gli alieni vengono solo per farsi scattare brutte foto, mi pare una totale perdita di tempo per noi e per loro; 3). se queste creature vengono avvistate ovunque e trovate mai, forse è il caso di andarci piano con l’aperitivo; 4). che fretta avete? Ecco, tutto qua.

sabato 5 novembre 2011

V Novembre, buon Giorno di Guy Fawkes!

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Oggi è il Giorno di Guy Fawkes. Oppure di V for Vendetta, se avete più familiarità col fumetto di Moore o con la versione cinematografica di McTeigue. In ogni caso, volevo farvi gli auguri in questa circostanza, perché, anche se non siamo inglesi, ormai ne comprendiamo fin troppo bene il senso. Sapete, «I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli» (cit. Thomas Jefferson) e cose così. Non posso mettere filmati per via della nuova politica SIAE che vampirizza il Web, ma prima di lasciarvi al Monologo di Valerie – uno dei miei pezzi preferiti sia del fumetto che del film – vi saluto con la vecchia filastrocca: «Ricorda, ricorda, il cinque novembre. Polvere da sparo, tradimento e complotto. Non vedo alcuna ragione per cui la Congiura delle Polveri debba mai essere dimenticata!» Se un tempo è stato il monito per chi complotta contro la propria nazione, oggi può ricordare ai governanti che un popolo schiacciato prima o poi morderà il piede che lo calpesta.
«So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io. Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l’unica autobiografia che scriverò e. Dio. Mi tocca scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia. Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che “Dio è nella pioggia”. Superai l’esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi, erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no. Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell’anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità. Ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l’unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio.  All’interno di quel centimetro, siamo liberi. Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: “Le pianure di sale”. Fu il ruolo più importante della mia vita. Non per la mia carriera, ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue. Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra, e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita. Ma la guerra in America divorò quasi tutto, e alla fine arrivò a Londra. A quel punto non ci furono più rose, per nessuno. Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come “fiancheggiatore” e “risanamento” divennero spaventose, mentre cose come “Fuoco Norreno” e “Gli articoli della fedeltà” divennero potenti. Ricordo come “diverso” diventò “pericoloso”. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto. Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me. Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. Morirò qui. Tutto di me finirà. Tutto. Tranne quell’ultimo centimetro. Un centimetro. È piccolo, ed è fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino. Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio, ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai. Io ti amo, dal più profondo del cuore. Io ti amo». – Valerie.
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