Io non guido, ho problemi di vista, quindi sono un pedone o un passeggero. I miei problemi con gli automobilisti però riguardano solo la questione pedonale, quindi ne approfitto per dirgli un paio di cose.
Io non vi vedo.
Con tutta la buona volontà, dietro quei finestrini oscurati, voi potere anche agitare le braccia, fare gestacci e nominare madonne come un prete in omelia, ma resta il fatto che non vi vedo e non vi sento. Fate la pace con questo. I vetri antiriflesso mi impediscono di guardarvi negli occhi e capire le vostre intenzioni. Io guardo i fanali dell’auto, controllo se mettete la freccia, se rallentate, e per buona misura resto sul marciapiede finché non date segno di sana e robusta costituzione mentale.
A volte mi dico pure che guardo l’auto perché alcuni di voi diventano l’automobile.
Non c’è niente da fare, ci sono quelli che a bordo di una carrozzeria ben più solida della mia, hanno una regressione medievale alla Giostra Cavalleresca. In armatura e destriero, bulleggiano sul povero fante appiedato oppure si votano agli atti di generosa e spontanea cavalleria.
Ecco, parliamo anche di questo.
Io apprezzo che vi fermiate per lasciarmi passare, e quand’è possibile ne approfitto volentieri e con gratitudine, ma se sull’altra corsia non mostrano la medesima cortesia – e io devo attraversarle entrambe per arrivare dall’altra parte – magari aspetto che il traffico diminuisca in ambo i sensi, quindi è inutile darci al balletto di convenevoli. «Passi lei». «No, insisto, passi lei». «No, guardi, mi offendo! Proceda». «Non sia mai! Prima lei», e così via che facciamo notte. Se io, pedone, ti faccio segno di andare, è perché non voglio morire sull’altra corsia, dove gli altri cavalieri stanno ancora giostrando.
A volte mi dico pure che guardo l’auto perché alcuni di voi diventano l’automobile.
Non c’è niente da fare, ci sono quelli che a bordo di una carrozzeria ben più solida della mia, hanno una regressione medievale alla Giostra Cavalleresca. In armatura e destriero, bulleggiano sul povero fante appiedato oppure si votano agli atti di generosa e spontanea cavalleria.
Ecco, parliamo anche di questo.
Io apprezzo che vi fermiate per lasciarmi passare, e quand’è possibile ne approfitto volentieri e con gratitudine, ma se sull’altra corsia non mostrano la medesima cortesia – e io devo attraversarle entrambe per arrivare dall’altra parte – magari aspetto che il traffico diminuisca in ambo i sensi, quindi è inutile darci al balletto di convenevoli. «Passi lei». «No, insisto, passi lei». «No, guardi, mi offendo! Proceda». «Non sia mai! Prima lei», e così via che facciamo notte. Se io, pedone, ti faccio segno di andare, è perché non voglio morire sull’altra corsia, dove gli altri cavalieri stanno ancora giostrando.
Quindi ricapitoliamo: 1). non fate segni o sacramentate quando non vi vedo e non vi sento. Se avete necessità di comunicare con me, abbassate il finestrino; 2). quando volete fare i cavalieri, fidatevi se vi dico “no, grazie” e magari date un’occhiata all’altra corsia per capire il mio timore.
Aggiungo una cosa che mi è venuta in mente adesso; quando fa buio, i fari negli occhi non aiutano un cazzo – e scusate il portoghese – quindi se inchiodate per farmi passare, io non mi fido perché non vedo manco le frecce. Quindi, se vi faccio cenno di passare, voi passate. Non è per scortesia, è chiaro che anch’io sto andando da qualche parte… ma ci voglio arrivare vivo!
Aggiungo una cosa che mi è venuta in mente adesso; quando fa buio, i fari negli occhi non aiutano un cazzo – e scusate il portoghese – quindi se inchiodate per farmi passare, io non mi fido perché non vedo manco le frecce. Quindi, se vi faccio cenno di passare, voi passate. Non è per scortesia, è chiaro che anch’io sto andando da qualche parte… ma ci voglio arrivare vivo!
Ecco, mi auguro di esservi stato utile e che la prossima volta non attentiate alla mia vita con la vostra squisita gentilezza, che apprezzo, ma – adesso lo capite – devo gestire fra tutti voi, Cavalieri della Rosa e della Sgommata. Buona Giostra.


