venerdì 30 gennaio 2009

Pacatamente, vaffanculo!

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Ora, l’antefatto:
    Tizio inferocito: «Ma se tenete la porta chiusa, come faccio a capire che siete aperti!?»
    Io: «Be’, intanto la porta non resta aperta perché è rotta…»
    Tizio inferocito: «Ma se vedo la porta chiusa, secondo lei come faccio a sapere che ci siete!?»
    Io: «Bussa».
    Tizio inferocito (brontolando mentre se ne va): «Eh, ma se questo è il modo di fare le cose… bla bla bla…»
Nota: sulla porta c’è il cartello con gli orari d’ufficio, se sai leggere non ci sono problemi, se hai le mani puoi bussare. Ma forse era un analfabeta monco e io, indelicato, non ho capito le sue necessità.

Conclusione:
    Caro il mio rompicoglioni,
    se hai una voglia di litigare che ti sfigura, non sarò io il dermatologo che te la leva. E se anche potessi trovare un medico che fa al caso tuo, dovrei rivolgermi a un urologo, in virtù della prodigiosa testa di cazzo che ti ritrovi. Che, sia detto per i posteri, è il Rocco Siffredi delle teste di minchia. Io, checché tu ne pensi, non sono pagato per mandare giù la merda che tenti di propinarmi.

    Tanti auguri di vedere un TIR da sotto,
    giudappeso.

domenica 25 gennaio 2009

Un’idea, il Ministero delle Scuse

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Mettiamoci l’anima in pace, questo governo c’è e ce lo dobbiamo tenere - per lo meno fino al 2011 - però c’è qualcosa che possiamo fare, per arginare i danni causati dalle “carinerie” del Presidente del Consiglio è necessaria una soluzione amministrativa, una diplomazia mirata e preventiva, ecco dunque l’idea: il Ministero delle Scuse.

Sappiamo ormai che, qualunque sia l’occasione o la circostanza (dalla Giornata della Memoria all’insediamento di un nuovo Presidente straniero), Silvio saprà dire la cosa giusta per causare il massimo del danno col minimo dello sforzo, ridicolizzando se stesso, la nazione e quant’altro. È una legge che Murphy c’invidia, e che noi gli renderemmo volentieri. Be’, non possiamo, perché Silvio c’è, ma questa sua ingombrante presenza rende necessaria una misura che ne amministri (perché limitare, pare impossibile) le esternazioni.
Così, ecco uno staff di diplomatici e creativi impegnati nell’anticipare o nell’aggiustare le maldestre battute del cavaliere. Il Ministro delle Scuse non dovrà essere scelto a caso, ma in base a doti di inventiva, prontezza e diplomazia. Sarà in grado di presentarsi con perfetto aplomb (faccia di bronzo) di fronte all’opinione internazionale sostenendo che il Presidente e la Nazione tutta sono profondamente rammaricati per il “malinteso”.

Anzi, in previsione di Accordi Internazionali, G8 e Risoluzioni ONU, il Ministro delle Scuse potrebbe anticipare l’entrate del Presidente del Consiglio e leggere in seguente annuncio:
«Gentili Signori e Signore, Capi di Stato, Ministri e Diplomatici presenti, tra un istante il Presidente del Consiglio, Cavalier Silvio Berlusconi, farà il suo ingresso in questa sala, e con larga probabilità dirà qualcosa d’imbarazzante che farà irritare, stizzire, alterare o imbestialire uno o più degli illustri rappresentanti qui presenti insieme alle relative nazioni.
A nome del Governo italiano, del suo popolo e di quest’Ufficio - di cui mi faccio responsabile e portavoce - porgo le nostre più sentite scuse per ogni cosa offensiva, sciocca o etnicamente e/o socialmente scorretta possa uscire dalla bocca del Cavaliere. Vogliate accettare questa nostra solo come anticipo delle scuse che seguiranno al termine dell’intervento del nostro Premier, quando avremo modo di scendere nel dettaglio in relazione alle esternazioni che vi avranno offeso.
Vi ringraziamo per l’attenzione, esprimendo l’augurio di non doverci risentire più tardi. Buona serata».
Perché ben lo sappiamo, Silvio non riesce a uscire in pubblico senza dire una cazzata, perciò è meglio prepararci.

venerdì 23 gennaio 2009

Barbie Trek, final frontier!

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In ogni trekkie titaneggia un fanciullo. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti. A quanto pare, lo sa anche la MATTEL™ che in occasione dell’uscita di Star Trek XI ha sfornato, per noi bimbi e bimbe dalle orecchie a punta (o con creste frontali, sagittali, antenne, pelle blu, macchie, ecc.), una linea di bambole ispirate ai nostri eroi. Per ulteriori dettagli e immagini, potete cercare qui le vostre Barbie Trek.

martedì 6 gennaio 2009

Jungle TV: le scimmie urlatrici e l’Idra ignorante

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Della TV mi dà fastidio un po’ tutto, dai TG che non dicono nulla d’importante – o se dicono qualcosa di serio lo devono far pendere dal proprio lato del carrozzone –, ai talk show che fanno di ogni argomento una pagliacciata. Per questo evito con oculatezza d’imbattermi in tali porcate, sebbene ogni tanto mi capiti, volente o nolente, di sentire dall’altra stanza le ciance sparate a caso da una manica di presunti VIPs che, aizzati da un presentatore a caso – di solito con la bava alla bocca come neppure un abbuino idrofobo –, scalda la tenzone spingendo tutti ad alzare la voce, parlarsi addosso, insultarsi e più in generale cedere a quel lato bestiale che pensavamo d’aver lasciato sugli alberi insieme alla coda.
Nella profonda irritazione che questo spettacolo mi procura, anzi dovrei dire circo acustico, visto che mi limito a sentire le vaccate da un locale di distanza senza avvertire il benché minimo impulso e/o inopportuno desiderio di andare a vedere quest’orgia di volgare umanità fare a pezzi qualsiasi concetto o domanda gli si metta fra i denti – tipo una gallina nella vasca dei coccodrilli –, ho notato, e c’è chi potrà darmi ragione o smentire, che il fil rouge della nuova TV è l’ignoranza, orgogliosa e celebrata ignoranza, che spinge questa gente, spesso investita del grado di tuttologo (titolo inventato per chi non sa nulla ma non lo sa molto bene) solo perché mediocremente famosa, a cianciare di qualsiasi cosa con l’arroganza meschina di chi sa di non aver nulla d’intelligente da dire, ma – per dio! – la dirà ben forte. Il concetto mi pare sia quello che se hai torto o non stai dicendo nulla d’intelligente (o peggio), non importa, perché ciò che conta è dirlo urlando con sufficiente rabbia, cosicché il largo pubblico, già stordito da una lunga diretta di giochini scemi, telefonate da casa e interviste a questo e quello che si presumevano morti da quando la Berta filava, si persuadano – ormai fisicamente e mentalmente sfiniti –, che se sostieni le tue idee con tanta veemenza, allora vuol dire che hai ragione.
È la legge della “ragione dei più forti”, o di chi urla di più. Per quanto tu sia stupido, ignorante della materia in esame (che ricordiamolo, può variare dalla gelosia alla ricerca sulle cellule staminali) e/o più generalmente noto come un emerito coglione o un’oca col botto; se i tuoi polmoni sono forti, nell’arena del dibattito ti vedrai vittorioso su gente più qualificata, ragionevole e brillante di te.
Personalmente, tremo di fronte a questa tendenza all’urlo, specie se consideriamo che in Quirinale non si discostano di tanto da quest’andazzo. L’arroganza e la prepotenza di dirsi esperti, non importa il problema, solo perché si è in posizione di forza rispetto a gente che ne sa di più e che ha idee e proposte ragionevoli – ma che purtroppo non ha leccato le chiappe giuste o non ha fatto la corretta scelta di partito (o non ne ha scelto nessuno) –, porta a un’isteria di massa e a una cretinocrazia di prim’ordine. Questo governo delle scimmie, che futuro ha? Un mondo in cui saremo tutti più stupidi, dove rincorreremo simboli e modelli senza sapere perché, solo in virtù della voce grossa fatta dalla pubblicità che riescono a farsi. E oggi non è già così?
C’è una quantità imbarazzante di gente pronta a dire ogni genere di cazzata in TV e poi subito pronta a lanciarsi in politica per ripetere le stesse stronzate su scala nazionale; e allora non si limitano a entrare nelle case con programmi volgari e svilenti, ma anche attraverso le leggi che regolano la nostra società. La stessa giungla di volgari individui che è poi pronta a genuflettersi al papa o a chiunque altro abbia più potere di loro, capaci di mostrare il culo al sabato sera e farsi pii la domenica. Ma non è una nudità in più che involgarisce lo schermo, quanto l’ipocrisia di avere tante facce quante sono le opportunità che gli si presentano. È un’idra d’ignoranza, cui le teste fan difetto per eccesso, perché se non hanno cervello, allora ne puoi tagliare quante ne vuoi, ché tanto cresceranno e ricresceranno, inutili e false, tutte quante indistintamente.
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