Della TV mi dà fastidio un po’ tutto, dai TG che non dicono nulla d’importante – o se dicono qualcosa di serio lo devono far pendere dal proprio lato del carrozzone –, ai talk show che fanno di ogni argomento una pagliacciata. Per questo evito con oculatezza d’imbattermi in tali porcate, sebbene ogni tanto mi capiti, volente o nolente, di sentire dall’altra stanza le ciance sparate a caso da una manica di presunti VIPs che, aizzati da un presentatore a caso – di solito con la bava alla bocca come neppure un abbuino idrofobo –, scalda la tenzone spingendo tutti ad alzare la voce, parlarsi addosso, insultarsi e più in generale cedere a quel lato bestiale che pensavamo d’aver lasciato sugli alberi insieme alla coda.
Nella profonda irritazione che questo spettacolo mi procura, anzi dovrei dire circo acustico, visto che mi limito a sentire le vaccate da un locale di distanza senza avvertire il benché minimo impulso e/o inopportuno desiderio di andare a vedere quest’orgia di volgare umanità fare a pezzi qualsiasi concetto o domanda gli si metta fra i denti – tipo una gallina nella vasca dei coccodrilli –, ho notato, e c’è chi potrà darmi ragione o smentire, che il fil rouge della nuova TV è l’ignoranza, orgogliosa e celebrata ignoranza, che spinge questa gente, spesso investita del grado di tuttologo (titolo inventato per chi non sa nulla ma non lo sa molto bene) solo perché mediocremente famosa, a cianciare di qualsiasi cosa con l’arroganza meschina di chi sa di non aver nulla d’intelligente da dire, ma – per dio! – la dirà ben forte. Il concetto mi pare sia quello che se hai torto o non stai dicendo nulla d’intelligente (o peggio), non importa, perché ciò che conta è dirlo urlando con sufficiente rabbia, cosicché il largo pubblico, già stordito da una lunga diretta di giochini scemi, telefonate da casa e interviste a questo e quello che si presumevano morti da quando la Berta filava, si persuadano – ormai fisicamente e mentalmente sfiniti –, che se sostieni le tue idee con tanta veemenza, allora vuol dire che hai ragione.
È la legge della “ragione dei più forti”, o di chi urla di più. Per quanto tu sia stupido, ignorante della materia in esame (che ricordiamolo, può variare dalla gelosia alla ricerca sulle cellule staminali) e/o più generalmente noto come un emerito coglione o un’oca col botto; se i tuoi polmoni sono forti, nell’arena del dibattito ti vedrai vittorioso su gente più qualificata, ragionevole e brillante di te.
Personalmente, tremo di fronte a questa tendenza all’urlo, specie se consideriamo che in Quirinale non si discostano di tanto da quest’andazzo. L’arroganza e la prepotenza di dirsi esperti, non importa il problema, solo perché si è in posizione di forza rispetto a gente che ne sa di più e che ha idee e proposte ragionevoli – ma che purtroppo non ha leccato le chiappe giuste o non ha fatto la corretta scelta di partito (o non ne ha scelto nessuno) –, porta a un’isteria di massa e a una cretinocrazia di prim’ordine. Questo governo delle scimmie, che futuro ha? Un mondo in cui saremo tutti più stupidi, dove rincorreremo simboli e modelli senza sapere perché, solo in virtù della voce grossa fatta dalla pubblicità che riescono a farsi. E oggi non è già così?
C’è una quantità imbarazzante di gente pronta a dire ogni genere di cazzata in TV e poi subito pronta a lanciarsi in politica per ripetere le stesse stronzate su scala nazionale; e allora non si limitano a entrare nelle case con programmi volgari e svilenti, ma anche attraverso le leggi che regolano la nostra società. La stessa giungla di volgari individui che è poi pronta a genuflettersi al papa o a chiunque altro abbia più potere di loro, capaci di mostrare il culo al sabato sera e farsi pii la domenica. Ma non è una nudità in più che involgarisce lo schermo, quanto l’ipocrisia di avere tante facce quante sono le opportunità che gli si presentano. È un’idra d’ignoranza, cui le teste fan difetto per eccesso, perché se non hanno cervello, allora ne puoi tagliare quante ne vuoi, ché tanto cresceranno e ricresceranno, inutili e false, tutte quante indistintamente.